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venerdì 17 febbraio 2012

LA NEVE DI MILLE COLORI

"Voglio raccontare l’esperienza da spalatore. In tempi di crisi la nevicata ha portato alla città di Ancona anche un po’ di lavoro per disoccupati e cassaintegrati." Continua la lettera, intitotala 'La neve ha mille colori' di un giovane spalatore anconetano...

Alla chiamata del Comune, io che sono cassaintegrato della Fincantieri, in una gelida mattina ho trovato tanti nuovi cittadini come me che hanno risposto all’appello di aiutare la città in un momento di estrema difficoltà. Mi registro nella lista, e con me trovo diversi miei compagni di lavoro e tantissimi migranti uomini e donne del Bangladesh, della Tunisia, del Camerun, dell’India, della Romania,dell’Albania e di tanti altri Paesi che, come me, si sono resi disponibili alla causa. Spaliamo neve, rompiamo ghiaccio, nei quartieri popolari e nelle piazze della città, aiutiamo chi è in difficoltà, disabili, anziani, perché a prescindere dal rimborso che ci viene concesso, è stata la solidarietà a muoverci.
Ci organizziamo, in questo lavoro nessuno di noi ha esperienza, tanto diversi nel modo di lavorare, con culture diverse, ma insieme stabiliamo delle priorità, spaliamo prima i posti auto riservati ai diversamente abili, gli ingressi alle scuole, i centri di riabilitazione e le fermate dei bus. Sorridiamo, ci aiutiamo e aiutiamo, parliamo di cricket, di religioni, di calcio: è stato come se mille culture diverse, attraverso la pala e la neve, fossero riuscite a trovare un modo comune di comunicare; al posto dei “capi”, ho ritrovato quello spirito del lavoro che è stato cancellato nel nostro paese dai grafici delle borse e dall’andatura dello spread. Questa il nostro gruppo che ha reagito a questa crisi: io sono cassaintegrato, Farabi è stato licenziato dal peschereccio, Aroud è disoccupato, e tanti altri che in questi giorni freddi hanno rotto il ghiaccio, un po’ per soldi, un po’ per solidarietà, ma tutti per affermare l’appartenenza alla città di Ancona.
C’è stata la solidarietà dei residenti, qualcuno ci preparava un caffè, altri ci hanno invitato a mangiare un pasto al caldo, e sotto il ghiaccio ho riscoperto una città solidale in un momento difficile…una città che ti ringrazia per quello che fai… non ero più abituato. Spaliamo la neve, rompiamo il ghiaccio, la neve fina ti entra nella sciarpa, tanti sono gli argomenti: molti ti parlano del permesso di soggiorno e della mancanza di un contratto che ti può far diventare da un giorno all’altro clandestino, altri sono stati espulsi dal mondo del lavoro perché hanno quell’età in cui le imprese non ti assumono più, altri ancora che un contratto di lavoro non l’hanno mai visto…le nostre storie sono quelle di una città che non vedi. Dopo questi giorni la neve si scioglierà, le strade torneranno libere, le scuole riapriranno, la primavera busserà alle porte, e appena le temperature risaliranno, questi mille colori che hanno aiutato la città, resteranno l’esperienza più bella ed umana che ho vissuto. Dopo la pala c’è bisogno di lavoro e di cittadinanza per tutti...

Uno spalatore

da Ambasciata dei diritti

mercoledì 8 febbraio 2012

martedì 7 febbraio 2012

LA NEVICATA DEL 2012

Come si fa a non scrivere almeno due righe sulla nevicata del secolo?
Magari qualcuno tra un po' ci farà una canzone e io auguro a questo qualcuno lo stesso successo di  Mia Martini e dei suoi autori, che si cimentarono con il nevone precedente.
Direi che ci sono due elementi interessanti.
Intanto, in primo luogo, questa è stata sicuramente la nevicata più attesa. Almeno nella mia città, Ancona, ma credo anche altrove. Abbiamo vissuto giorni di allerta meteo, che preannunciavano l'evento e, siccome questo è arrivato con un po' di ritardo, molti di noi hanno passato le ore immediatamente precedenti a rimandare impegni, cancellare appuntamenti, fare rifornimento al supermercato. Poi la neve non arrivava e abbiamo rischiato di fare la fine dell'agnellino che gridava sempre al lupo al lupo.
Io ho tirato un sospiro di sollievo perché, sì, è vero che alla fine è nevicato, però è anche vero che il caso si riserva ancora almeno qualche ora di autonomia.
C'è anche da dire, credo, che quest'anno siamo tutti un po' più sensibili al tema delle previsioni per il futuro, con la profezia dei Maya che ci pende sopra la testa e con i terremoti e le alluvioni degli ultimi periodi che qualche brutto pensierino di tanto in tanto ce lo hanno fatto venire.
La seconda osservazione che voglio fare riguarda l'insofferenza cosmica che ho notato in questi giorni. Certo sessanta-settanta centimetri di neve in una città non sono un evento da poco. Ma io dico: tutta questa gente che esce fuori vestita di goretex, con le racchette da passeggio e gli occhiali da sci è certamente frequentatrice della montagna. E allora, tra una sciatina e una cioccolata calda, non l'hanno visto il popolo alpino? Ognuno pulisce il suo marciapiede, il suo cortile, il suo cornicione. L'efficienza delle amministrazioni pubbliche si può e si deve pretendere, però non che ti vegano a rassettare la cucina di casa.
Io sono un po' più fortunata da questo punto di vista, perché le mie origini nell'entroterra mi hanno fatto vedere qualche nevicata in più. Ricordo che da bambini, se ci trovavamo al paesello e cominciava a nevicare, mentre noi gridavamo di gioia i nonni e i papà (ma pure le nonne e le mamme) si mettevano un giaccone pesante, un cappello e gli stivali per andare a fare la rotta (leggi: prendere la pala e spalare la neve davanti alla porta, nel cortile, fino alla strada). Quando nevicava il primo pensiero di ogni famiglia non era quello di fare il pupazzo di neve, ma di liberare l'uscita di casa propria e poi, immediatamente dopo, di aiutare i vicini o quelli che da soli non ce la facevano. In un paesino a 500 metri sul livello del mare io non ho mai visto mio nonno chiamare i Vigili del fuoco perché non poteva uscire da casa.
Il mangiare, poi: capisco quei luoghi dove ci sono due metri di neve e il maltempo non concede tregua. Lì c'è l'emergenza vera. Ma, a parte casi particolari che le pubbliche Amministrazioni devono avere tempo e modo di affrontare efficacemente, credo che nella maggior parte delle case siano stivati viveri sufficienti per sopravvivere una settimanella (persino a casa mia, che per abitudine non tengo la dispensa). Magari non tutti i giorni a pastasciutta, però sopravvivere sì. Eppure abbiamo visto o letto di scene di panico al supermercato o, quantomeno, di scaffali svuotati immediatamente dopo i rifornimenti. In questi giorni ho fatto un dolce, la polenta e il pane con quello che avevo in casa. E ho pure bollito la neve perchè un giorno mancava l'acqua e non ci potevamo lavare. Non sono ancora morta per questo.
Detto ciò, aggiungerei un punto al mio ragionamento estemporaneo: il movimento. Ogni volta che nevica ci ricordiamo che esistono anche le gambe per andare nei posti, non solo l'automobile. Ieri sono andata al lavoro a piedi e lungo la via eravamo in tanti. Per strada ho incontrato un amico e, camminando di buona lena per resistere al freddo, ci siamo fatti una bellissima e lunghissima chiacchierata. Per fortuna almeno in questi casi ce lo possiamo permettere, perché il tempo si dilata e non siamo più schiavi dei nostri rigidissimi cronoprogrammi. Poi, in questi giorni, mi sono pure ricordata che a volte si può anche restare a casa, anche senza tv satellitare perché la parabola è gelata. Anche senza tv.
Ultimo punto: il lavoro. Quando nevica la maggior parte di noi può stare a casa senza sensi di colpa. C'è, però, un sacco di gente che a lavorare ci deve andare comunque, per garantire i servizi agli altri. Io le ho provate tutte e due le sensazioni e devo dire che è molto bello guardare i fiocchi che scendono dalla finestra con una tisana in mano. Ma lavorando mi sono sentita utile, con la U maiuscola delle occasioni speciali. Ancora me lo ricordo il febbrone post neve dell'anno scorso, dopo giorni passati in sala operativa, per strada o nell'ufficio a scrivere comunicati stampa senza riscaldamento.
Grazie a tutti quelli che quest'anno sono di là e si curano di noi.

sabato 22 novembre 2008

la neve e il mare


Un fiocco di neve per me è un fiocco di neve.
Però c'è chi con la neve ci vive tutto l'anno e dei fiocchi riesce a percepire la diversa consistenza, la temperatura, e anche il modo diverso di cadere a terra.
E' come l'odore del mare per noi abitanti delle città di mare. E' diverso se siamo in inverno o in estate, se è piovuto o c'è stata rivoltura, se è vicino alla città, oppure in una baia isolata.
A volte queste differenze diventano parole, come la mitica neve degli esquimesi, a volte no, come i miei odori del mare.
Cognitum est in cognoscente per modum cognoscentis: si tratta del modo in cui vediamo e viviamo la realtà, della lettura che ne diamo, o siamo in grado di darne.
Siamo, comunque, sempre su due livelli: quello condiviso, della cultura e della tradizione, e quello dell'individuo. E' in questo secondo che ci piace giocare, con l'attenzione rivolta allo scorrere del quotidiano, per estrarre, da questa linea, i segmenti più significativi, che ci aiutano a raccontare, o a raccontarci, le storie pubbliche e quelle private, di ieri e di oggi, da soli o insieme con chi, almeno per un segmento, camminerà insieme con noi.