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lunedì 27 settembre 2010

Quel tramonto aveva l'attrattiva di una anomalia, quasiché la natura avesse mutato il suo corso

La vita della classi agiate si è trasferita intorno ad un grande viale moderno, già iniziato nell'anteguerra, ma avvalorato dalla ricostruzione, che scende al mare dominandolo da un terrapieno sugli scogli in direzione opposta al porto.
Opposta al porto: strana infatti è la posizione di Ancona.
Sorge su un promontorio, quasi su una penisola, attorniata dal mare da tre parti, ma abbastanza grande e massiccia perché non si possa vederla tutta in una volta sola: rotta inoltre da alture che le tolgono la visuale.
Vi si perde l'orientamento, e si vede apparire il mare dove si attendeva il monte.
Alla sua forma capricciosa si deve se, da San Ciriaco, ho guardato un bellissimo sole rosso tuffarsi nelle acque dell'Adriatico, caso unico, perché su tutta la costa adriatica occidentale non è dato di assistere a un tramonto sul mare, e il sole scende sempre alle nostre spalle.
Splendido per sé stesso, quel tramonto aveva perciò l'attrattiva di una anomalia, quasiché la natura avesse mutato il suo corso.

Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1956

domenica 19 settembre 2010

IL PANORAMA QUI E' MERAVIGLIOSO

E' possibile che, a forza di dare di Ancona giudizi poco lusinghieri, siano cresciute generazioni e generazioni di persone che questa città non la amano. Se non si ama il posto in cui si vive, se non si sente questo luogo come la propria casa, se non si vede l'ora di scappare via, per il fine settimana, per le vacanze, per studiare, per andare a vivere altrove, nessuno, o quasi nessuno, avrà a cuore il futuro, e tanto meno il presente di questo luogo, che sarà solo di passaggio, come la sala di attesa di una stazione.
Forse ad Ancona è successo proprio questo e, se è così, allora si spiegano tante cose: le impasse di tanti governi, la paralisi di tante attività, la poca cura con cui i cittadini trattano le cose di tutti, le piazze, le strade, i monumenti, e anche quella ostinazione atavica a lasciare deserti questi luoghi, per ritrovarsi nelle proprie case, nei propri circoli, dentro e quasi mai fuori dai muri delle case. Un architetto, non ricordo di preciso chi, ha detto che Ancona è tanto poco interessante nei suoi esterni, quanto è affascinante, invece, nelle abitazioni private, costruite e arredate con gusto, con competenza, interessanti dal punto di vista estetico e architettonico.
Questa città è stata a lungo off limits: i suoi luoghi e i suoi monumenti più belli le sono stati negati nei secoli. Il Cardeto, per esempio. Chi ce li ha, oltre a noi, quarantacinque ettari di verde dentro il centro storico? Pieni di storia, oltre che di natura, dai riti dionisiaci a Napoleone Bonaparte. Il parco del Cardeto, con i suoi affacci sul mare mozzafiato, è proprietà degli Anconetani solo dal 2000, cioè solo da dieci anni.
La Mole Vanvitelliana è un monumento con un fascino unico, sospeso tra terra e acqua, anima peculiare di questa città che unisce nel suo carattere la vertigine della montagna (il Cònero che sta dietro di noi) con l'odore e il sapore del mare. Ma è, al tempo stesso, un simbolo centenario di  negazione, di malattia e di morte.
Succede anche alle persone: chi vive una vita di negazioni prima o poi si convince che la negazione è il suo destino e la rende uno stile di vita, fatto di rassegnazione e di rinuncia. Si chiude, come gli anconetani chiudono le porte di casa, rifiutando di vivere fuori, rinunciando e temendo le novità, di qualsiasi genere esse siano. Noi rifuggiamo dalla città. Amiamo invece, di un amore profondo e naturale, il nostro mare.
Ora, non è detto che da questo male non si possa guarire, anche se è molto difficile. Certo è che quest'estate qualcosa di nuovo è successo. La Mole Vanvitelliana non si è solo riaperta al pubblico, ma è diventata una piazza, dove centinaia di persone hanno accettato di incontrarsi ogni sera.
E' stata una specie di porto franco: non identificandosi con i luoghi tradizionali di incontro di una città, così galleggiante sul nostro amato mare, ci ha dato fiducia, ci ha reso confidenti, direbbero gli inglesi. Alla Mole, dove è andato in scena il primo cartellone culturale estivo anconetano di tutti i tempi, per tutta l'estate abbiamo potuto trascorrere le serate, chiacchierare, prendere un aperitivo, andare al cinema o a teatro, ascoltare musica, incontrare i grandi della cultura e dello spettacolo.
Chi ha partecipato all’inaugurazione della mostra di Milo Manara, ad esempio, ricorderà sicuramente l’artista seduto a un tavolino del Raval, di fronte allo storico tempietto, che disegnava le sue mitiche illustrazioni sui fogli, sui libri e persino sulle braccia di tanta gente arrivata lì per salutarlo di persona, per farsi una foto con lui, oltre che per vedere le sue opere. E se in un venerdì sera ventoso di fine luglio attorno al grande palco della Corte il miracolo della danza di Virgilio Sieni è riuscito a creare un’atmosfera sacra tra il pubblico, la sera successiva sono stati gli stessi cittadini a salire sul palco e ad accogliere, numerosissimi e calorosissimi, l’Ancona dance festival, di cui molti ragazzi anconetani sono stati protagonisti.
La Mole si è trasformata nel luogo in cui la cultura diventa viva e incontra la gente e dove la gente incontra la cultura. E’ questa la voce più significativa del bilancio di un contenitore culturale che ha funzionato bene perché è stato costruito dalle braccia di tutti coloro che ad Ancona hanno fatto della cultura e dello spettacolo la propria missione o il proprio mestiere.
E questo è un secondo aspetto interessante: ad Ancona ci sono persone che fanno cultura sul serio, che fanno cultura contemporanea, di grande qualità. Tutte queste persone le abbiamo viste all'opera quest'estate. Le ragazze di Mac, come le chiamo io, sono un gruppo di giovani e competenti professioniste che hanno fatto diventare questa città un punto di riferimento internazionale per la Pop art. Qui da noi ormai lavorano abitualmente artisti come Ericailcane, Ozmo e molti altri. La galleria Quattrocentometriquadri, nata da pochissimo, ha il merito di aver trattenuto in città il mito di Gino De Dominicis, dopo che il filosofo Antonio Luccarini ce l'aveva riportato adagiando la sua Calamita cosmica proprio dentro la Mole Vanvitelliana. Eric Bagnarelli, con il suo festival Spilla ci regala da anni le anteprime illustri di musicisti e gruppi che poi, puntualmente, diventano famosi. Giovanni Seneca non è solo un musicista e compositore di ottimo livello, ma dirige da anni un festival, l'Adriatico Mediterraneo, che ha fatto di questa città la capitale culturale del Mare Nostrum. E questi sono gli esempi che io tocco con mano ogni giorno nel mio lavoro, ma le citazioni non esauriscono la ricchezza che c'è qui.
Ora c'è da augurarsi che la terapia estiva abbia funzionato, che dai nostri palazzi più belli, come dalle nostre periferie, si sia aperta qualche finestra. Che qualche portone cominci, parimenti, ad aprirsi.
Il panorama qui è meraviglioso.
Bisogna che ce ne innamoriamo.

lunedì 21 giugno 2010

PORTA PIA: COME'COMERA

Cosa c'entra Porta Pia con Ericailcane? Porta Pia è una antica porta di accesso alla città di Ancona, che risale al 1700. Tutti la conoscono perché sta sopra la Mole Vanvitelliana nel lungomare di via XXIX Settembre ma oggi fa notizia perché, dopo essere stata chiusa e abbandonata per dieci anni, in questi giorni riapre con una valenza speciale: quella di monumento storico che ospita la street art.

Al suo interno sta infatti lavorando Ericailcane, per realizzare una istallazione temporanea dal titolo Rovina. L'evento è curato da Mac, Manifestazioni artistiche contemporanee e questo accade con la benedizione della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, il cui soprintendente Giorgio Cozzolino, presente alla conferenza stampa di presentazione dell'evento, ha definito il sostegno all'arte contemporanea come missione istituzionale delle Soprintendenze. "Abbiamo tutti bisogno - ha detto - delle provocazioni che l'arte contemporanea ci sa fornire".
Dell'opera di Ericailcane non è dato di vedere ancora nulla, visto che l'inaugurazione sarà il 26 giugno e che l'entrata a Porta Pia è off limits. L'unica immagine disponibile a tutti è quella di due scimmie che lottano tra loro (o si abbracciano?), il che implica, come indicato anche dal responsabile dei testi critici del catalogo Gabriele Tinti, che dobbiamo aspettarci di vedere all'interno del monumento un bestiario, che dovrebbe rimandare molto a quelli medevali: un uso delle immagini dell'antichità - ha detto Tinti - per parlare dell'uomo raccontando una favola.
L'effetto che fa lo racconterò, forse, dopo che sarò entrata in questa porta, ormai destinata a tornare viva.
Per ora, in preparazione, ecco la storia di questo monumento, che molti di noi ricordano nel suo ultimo periodo di attività. Fino all'amministrazione Galeazzi, cioè fino al 2000, infatti, era sede degli uffici della Guardia di Finanza, che la lasciò libera dieci anni fa. Fu proprio il sindaco Galeazzi a condurre con la Finanza una trattativa di permuta: Porta Pia in comodato al Comune in cambio del piano terra di via Zapata.
Purtroppo però la mancanza di fondi ne ha reso fino a oggi impossibile una qualsiasi destinazione. Ricordo che nel 2005, quando arrivai all'ufficio stampa del Comune di Ancona, uno dei miei primi comunicati presentava il progetto di trasformarla in un  museo di storia del Risorgimento con relativo centro studi. Poi però non se ne fece niente. Oggi è Andrea Nobili, assessore alla Cultura, a spingere per una riapertura che non dovrebbe essere solo temporanea. L'idea sembra essere quella di farne un centro direzionale per le associazioni culturali del territorio.

Una guida di Ancona datata 1884 racconta come già a quell'epoca Porta Pia non svolgesse più la sua funzione di ingresso principale della città. La guida racconta che la porta fu innalzata "con disegno di Filippo Marchionni magnifico e grandioso, sebbene non corretto riguardo all'arte". "Si denomia porta Pia - spiegava il testo - dal Pontefice Pio VI che la fece costruire: un tempo si denominò anche Porta Francia, quando il generale Lemarois, tolto l'arme pontificio, ordinò vi si ponesse quello dell'imperatore".
Lo storico della città Vincenzo Pirani specifica nel suo "Ancona dentro le mura" (1979) che la porta fu costruita tra il 1787 e il 1789. "La facciata esterna - scrive - è quella più ricca ed eseguita con materiale più nobile: è, infatti, realizzata in pietra d'Istria sia nella struttura che nelle decorazioni. L'arcata di ingresso è fiancheggiata da due lesene la cui sezione si allarga salendo verso l'alto: esse sorreggoo l'alto arco che recava la dedica e sorreggeva lo stemma papale, entrambi scalpellati all'epoca dell'occupazione francese. Il timpano che chiude la composizione è ripreso, in basso, da due volute che allargano la base dell'attico sopra i muri laterali fino ad appoggiarsi, una volta, a quelli delle fortificazioni.
L'arcata verso la città si apre invece in un severo bugnato di blocchi di tufo, sul quale spiccava un'altra lapide marmorea, e si conclude con un semplice timpano triangolare.
Le due lapidi recavano le seguenti scritte.
Quella sul fronte esterno diceva:

PIO VI P.O.M.
MAGNANIMO MUNIFICO PROVIDENTISSIMO
ANCONA PATRI ET RESTAURATORI
ALOYSIUS GAZZOLI DELEGATUS
ET NOEMVIRI
NUMINI EJUS DEVOTISSIMI
PLAUDUNT
ANNO SALUTIS MDCCLXXXIX PONT. XV.


Quella verso la città:
PORTA PIA
VETUSTIORA ANCON(itana) MONUMENTA
AEMULANDO
PRINCIPIS MAGNIFICENTIAM
TESTATUR


Oltre a queste due lapidi dedicatorie ve ne sono altre due, sulle pareti del fornice che ricordano i lavori eseguiti e i "deputati" ai lavori.

Quella di destra dice:

COLLEM DEPRESSIT,
MARE SUBMOVIT,
VIAM STRAVIT,
PORTAM EREXIT,
CIVITATEM AEDIFICIS EXORNAVIT

Su quella di sinistra sono i nomi dei "deputati" e cioè: F. Bosdari, N. Marganetti, G. Pichi Righetti, L.A. Ferretti, A. Nembrini Gonzaga, A. Camerata de' Mazzoleni, M.S. Rinaldini, L. Ferretti".

"Quando ancora la porta si apriva sulle mura - scrive ancora Pirani - prima del suo isolamento totale, nel lato formato dalle pendici del colle e dalle strutture della porta, vi era una fontana: la si chiamava comunemente il fontanone. Frutto di una sistemazione coeva alla porta, usava di una sorgente, ancora esistente, facendone uscire l'acqua da un mascherone entro una nicchia composta da blocchi di tufo e versandola in una sottostante vasca di raccolta. La freschezza del getto veniva usata dai cococmerari che vi tenevano a bagno la loro merce. Demolita per l'allargamento della strada e l'isolamento della porta, la fontana avrebbe potuto essere ricostituita sul muraglione che sorregge la rupe e la scala che raccorda la soprastante via. Si dice che i blocchi di tufo ancora ci sono e che basterebbe solo un poco di buona volontà per ripristinarla. Chissà se è vero...".

Le foto di Porta Pia sono del mio amico, storico di Ancona, Fabio Barigelletti.

mercoledì 16 giugno 2010

AMO LA MOLE - PALCOSCENICO SUL MARE



Dal 26 giugno al 5 settembre la Mole Vanvitelliana di Ancona ospita “Amo la Mole – Palcoscenico sul mare”, un ricco cartellone di appuntamenti con i grandi protagonisti della cultura, dell’arte e dello spettacolo. E’ la prima stagione estiva anconetana, che trasforma la Mole in uno straordinario palcoscenico sul mare.

L’idea nasce dall’assessorato alla Cultura del Comune di Ancona per rendere viva la Mole Vanvitelliana e trasformarla in una nuova piazza, aperta alla città e frequentata dai cittadini e dai turisti come un luogo di socializzazione sostenibile, all’insegna del benessere, della bellezza, della cultura e del dialogo.
Il cartellone copre il periodo che va dal 26 giugno al 5 settembre 2010 e nell’arco di dieci settimane offre alla città un ricco ventaglio di appuntamenti culturali, proposti in orario serale.
Con Amo la Mole 2010 si sottolinea una vocazione di Ancona, oltre che una sua caratteristica fondamentale: una particolarissima relazione con il mare, che da secoli ne influenza la cultura, la storia, le tradizioni. La Mole Vanvitelliana è il simbolo di tutto questo e il palcoscenico che sorgerà al suo interno sarà il segno tangibile della nostra idea di contenere in un’unica cornice il ricchissimo e variegato patrimonio culturale anconetano.
Amo la Mole è, di fatto, il proseguimento ideale del cartellone del Teatro delle Muse e mette in rapporto tra loro due luoghi simbolo, recentemente restituiti alla città e immediatamente individuati come le sedi ideali per accogliere in continuità le eccellenze culturali. Il cartellone segue un duplice percorso. Da un lato armonizza e mette a sistema, attorno a un unico palcoscenico, una serie di eventi e di rassegne, alcuni dei quali storici e di grande prestigio, organizzati e promossi da una serie di soggetti che negli anni hanno offerto e garantito ad Ancona la presenza di ospiti e spettacoli di qualità. Dall’altro arricchisce questo sistema di elementi “consolidati” con alcune proposte di grande significato e spessore artistico e culturale.
Grazie ad Amo la Mole saranno sul palcoscenico dell’estate anconetana, tra gli altri, Marco Paolini, Elisa Monte Dance Company, Filippo Timi, Paolo Rossi, Don Andrea Gallo, Carlo Cecchi, Massimo Cacciari, Benny Green, Monica Guerritore, Virgilio Sieni, Emma Dante, Carmen Consoli e Haydn Youth String Orchestra.

sabato 5 giugno 2010

IL PESO DELL'ASSENZA

Il “peso dell’assenza” si è percepito ieri tangibilmente alla galleria Quattrocentometriquadri di Ancona perché il primo di una serie di incontri dedicati, proprio con questo titolo, a Gino De Dominicis è avvenuto con l’apparente assenza dei relatori-testimoni. C'erano, ma non si vedevano, l’artista e docente Massimo Vitangeli e il curatore Riccardo Lisi, che hanno letto parte della poetica dell’artista e poi conversato sulla sua vita e sulla sua opera  in un luogo altro rispetto a quello in cui si trovava il pubblico, che, dunque, era costretto ad abbandonare la dimensione abituale e prevalente di spettatore, per assumere quella di ascoltatore puro.
Il colloquio con Vitangeli  ha sottolineato la perenne contemporaneità dell’opera di Gino, da cui deriva l’impossibilità netta di ascriverlo all’interno di qualsiasi corrente o tendenza e tanto meno di ingabbiarlo in una concezione politica precisa e storicamente determinata.
Ma la conversazione ha anche consentito di riconoscere, attraverso i ricordi, alcune peculiari caratteristiche di Ancona, che Vitangeli ha sintetizzato nella particolare relazione con il porto e nel fascino che la città ha esercitato su un altro artista importante, Luigi Vanvitelli.
Vitangeli mi ha ricordato con il suo racconto quella sensazione particolare che si prova, giungendo in fondo al corso principale e trovandosi di fronte “una enorme nave parcheggiata di traverso”. Questo dà al mare il ruolo di medium funzionale alla partenza e l’idea del partire è, probabilmente, ancestrale nel carattere di questa città, dove tutto sembra essere visto con lo sguardo ironico (e spesso ipercritico) dello straniero, di colui che è di passaggio e per questo non si affeziona, anche se a guardare sono gli stessi abitanti di Ancona. Come se nella loro mente il senso di appartenenza alla terra fosse inscindibilmente legato con quello di allontanamento, alla ricerca del diverso, del meglio.
Vitangeli ha detto ieri che l’allontanamento di De Dominicis dalla città di Ancona è stato, in un certo senso, fisiologico, perché Roma era la meta naturale di ogni artista suo contemporaneo. Io ho sempre pensato (più per i racconti di chi lo ha conosciuto o studiato, che per una profonda conoscenza della sua opera, che non ho), che lui se ne sia andato perché il senso del viaggio ha prevalso, soprattutto in un luogo e in un momento storico in cui questa terra poteva risultare veramente troppo stretta e chiusa. 
Poteva Ancona contenere la sua idea di calamita cosmica?
All’estremo opposto di questa riflessione legata a un artista che se ne va, c’è la interessante chiave di lettura, proposta da Vitangeli,  di un’artista che arriva e rimane fortemente attratto da Ancona. E’ Luigi Vanvitelli, che legge questa città dal mare, progettando la Mole, elemento “di mezzo” che collega il binomio terra-acqua mantenendone la dualità, e anche la chiesa del Gesù, con la sua facciata “trasversale”, e il portale del duomo, architetture che solo guardandole dal mare si possono apprezzare completamente. Ma Vanvitelli non fa solo questo. “E’ così affascinato da questa città – dice Vitangeli – da realizzarne  anche palazzi e abitazioni private”.

L’evento dedicato a De Dominicis dalla Quattrocentometriquadri  nasce in concomitanza con l’inaugurazione dell’importante retrospettiva sull’artista, curata da Achille Bonito Oliva per il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e prevede una serie di appuntamenti che si svilupperà tra il 4 giugno e dicembre 2010. Questo percorso, composto da sette incontri, fa parte di un progetto biennale più ampio dedicato a De Dominicis ed è paragonabile ad un ipertesto: “un documento  composto da pubblicazioni, incontri, esposizioni, ma anche pagine web e forum – spiega il curatore Riccardo Lisi - che si sviluppa in modo rizomatico nello spazio e nel tempo, partendo dalla città di Ancona e possibilmente toccando anche le altre città in cui De Dominicis ha vissuto e operato, in particolare Ferrara e Roma”. Il progetto si sviluppa nell’arco di due anni (2010 e 2011) e inizia con una serie di incontri con chi ha vissuto un rapporto significativo con l’artista anconetano. Un quesito che caratterizzerà tutti gli incontri  sarà l’ultima giornata di “vita mondana” di Gino De Dominicis, in quanto la sua morte è ancora avvolta da un alone di mistero. Porzioni ampie di queste testimonianze – una per capitolo – saranno trascritte in un’edizione sotto forma di libro con lo stesso titolo, che idealmente diverrà un “giallo d’arte” sulla scomparsa dell’artista.

sabato 18 luglio 2009

Ancona, al mare in ascensore


Un tuffo in città: Il Passetto di Ancona è all'ottavo posto di una speciale classifica stilata dal settimanale Io Donna, che ha segnalato i dieci arenili metropolitani più ineressanti e più suggestivi d'Italia.
"La siaggia cittadina - scrivono a pagina 51 del settimanale allegato al Corriere della Sera in edicola il 18 luglio- si raggiunge in ascensore o discendendo la maestosa scalinata che porta ai caratteristici scali e alle grotte nella roccia. Ben 900 tonnellate di scogli sono servite per la rifioritura del molo, lo splendido belvedere che dal Passetto precipita al mare. Incantevole il panorama dal parco del Cardeto, rimesso a nuovo, dal quale si mira il Conero e il vecchio faro".
Insieme con Ancona sono citate, in ordine dalla prima alla decima, la terrazza a mare di Livorno, la piazza di Trieste, Napoli, Cagliari, Genova, il waterfront di Reggio Calabria, i cortili di Palermo, la spiaggia libera di Bari e Catania.
Il reportage è stato realizzato da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli del collettivo Terra Project per Io Donna.

MARE D'ABRUZZO


Le signore sdraiate sul lettino vicino al mio, belle, con un'abbronzatura perfetta, coi bambini chiassosi che fanno il bagno insieme con i miei, parlano delle cose di tutti i giorni che non ci sono più: un phon rimasto sepolto sotto le macerie del bagno, un tavolo di cristallo, sedie di pelle, la prima casa, la seconda casa, l'attesa burocratica per la valutazione dei danni, la visita all'agenzia per comprarne una nuova, e poi lo stop, perché ci sono state altre scosse e ancora non ti poi fidare, non puoi rischiare di perdere tutto una seconda volta.
La scena è quella solita di ogni estate: l'albergo, il mare, la piscina, la musica, i bambini, tanti bambini. Ma le parole sono diverse.
Comincio ad accogermi che qui, a guardare questa estate normale insieme con me, c'è chi ha perso famiglia, amici, casa, passato, presente, certezza sul futuro. Vivono in quest'albergo da mesi. Parlano delle cose di tutti i giorni, ma non raccontano. Le loro storie provo a immaginarle. Ho paura di chiedere: forse hanno già raccontato troppe volte... .
Giorno dopo giorno li riconosco. I balconi delle loro stanze hanno gli stendini pieni di vestiti, scatole colorate per le cose rimaste, detersivi, scarpe: un concentrato di vita quotidiana in meno di un metro quadrato, in attesa di muoversi, di crescere, di ricollocarsi nella normalità di uno spazio domestico.
Gli anziani stanno davanti alla tv, o seduti la sera sul grande terrazzo comune. Sono silenziosi. Una signora in particolare mi colpisce per il suo sguardo fisso, come ancora attonito. Vestita di nero, di tanto in tanto piange, di fronte alla televisione. Poi c'è n'è un'altra sulla sedia a rotelle con il marito che la tiene sempre per mano.
E guardandomi intorno con l'occhio più attento scopro che qualcuno porta ancora i segni, le ferite di quei giorni. In ascensore ho incontrato una donna con metà testa fasciata. Non l'avevo notata prima. Era rimasta nascosta tra le centinaia di avventori del grande albergo. Abbiamo scherzato su una cosa, poi ha sorriso ai miei bambini e ci siamo salutate.
Man mano l'occhio si allena, e allora mi accorgo che tante giovani donne hanno abiti nuovi, nuove borse, nuovi cellulari, che i loro bambini sono vestiti all'ultima moda: sono scappati via dalla morte e adesso, lasciate sotto le macerie le vecchie cose, sembra che comincino una nuova vita, a partire dagli oggetti di tutti i giorni.
Ricominciano d'estate, in una stagione in cui è più facile rinunciare alla normalità e alla routine. Ricominciano guardando il mare insieme con noi più fortunati.
Ieri sera ho visto un signore con una bella maglietta rossa. Sulla schiena c'era scritto: non può crollare una città che sa volare.

sabato 29 novembre 2008

Ancona e Archimede


Cosa lega Ancona alla memoria del celebre scienziato e matematico sircusano Archimede?
Una leggenda. Che parla di una delle sue più famose invenzioni: gli specchi ustori.
La leggenda, citata ache nel libro di Joice Lussu "Anarchici e siluri" e ripresa da wikipedia nella pagina dedicata al capoluogo marchigiano, si riferisce alperiodo della fondazione di Ancona da parte dei Greci di Siracusa, all'assedio e la conquista romana della città (212 a.C.).
Archimede aveva partecipato alla difesa della sua città inventando nuove armi e nuove fortificazioni per respingere i Romani, tra cui anche gli specchi ustori, che oncentravano e potenziavano i raggi del sole e poi li riflettevano verso le navi nemiche per incendiarle. Durante il saccheggio Archimede fu ucciso e i suoi discepoli, addolorati per la morte del loro grande maestro, pensarono di nascondere gli specchi ai nemici, inviandoli clandestinamente ad Ancona, città fondata proprio dai Siracusani, di lingua e cultura greca e in ottimi rapporti con la propria città madre.
Dato che i Romani minacciavano di conquistare anche Ancona, gli specchi sarebbero serviti ancora, e vennero nascosti in una grotta che il mare aveva scavato alla base delle rupi sulle quali sorge la città. La città di Ancona però non diventò romana con un atto di forza, ma lentamente e senza colpo ferire.
Secondo la leggenda gli specchi ustori sono ancora nascosti sotto la città, in una cavità delle rupi della quale nessuno ricorda più l'accesso. A volte, però, all'alba, per brevi istanti un raggio di sole riesce a penetrare all'interno della grotta e si riflette sugli antichissimi specchi. Se qualcuno, in quel momento, da una barca guarda verso le rupi, vede un bagliore, quasi un incendio, che poco dopo, quando il sole si solleva dall'orizzonte, svanisce.

sabato 22 novembre 2008

la neve e il mare


Un fiocco di neve per me è un fiocco di neve.
Però c'è chi con la neve ci vive tutto l'anno e dei fiocchi riesce a percepire la diversa consistenza, la temperatura, e anche il modo diverso di cadere a terra.
E' come l'odore del mare per noi abitanti delle città di mare. E' diverso se siamo in inverno o in estate, se è piovuto o c'è stata rivoltura, se è vicino alla città, oppure in una baia isolata.
A volte queste differenze diventano parole, come la mitica neve degli esquimesi, a volte no, come i miei odori del mare.
Cognitum est in cognoscente per modum cognoscentis: si tratta del modo in cui vediamo e viviamo la realtà, della lettura che ne diamo, o siamo in grado di darne.
Siamo, comunque, sempre su due livelli: quello condiviso, della cultura e della tradizione, e quello dell'individuo. E' in questo secondo che ci piace giocare, con l'attenzione rivolta allo scorrere del quotidiano, per estrarre, da questa linea, i segmenti più significativi, che ci aiutano a raccontare, o a raccontarci, le storie pubbliche e quelle private, di ieri e di oggi, da soli o insieme con chi, almeno per un segmento, camminerà insieme con noi.