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giovedì 28 marzo 2013

#scritturebrevi e DONNE DELLA REALTA'

Grazie alla collega Paola Ciccioli, che oggi ha ospitato un mio post sul blog Donne della realtà.
Qui potete leggere che tipo di donna della realtà è Paola Ciccioli (se non la conoscete già) e, vi garantisco, vale la pena di dare un'occhiata.

Il mio post lo potete leggere qui:
#scritturebrevi per arrivare al cuore

Ed ecco le donne della realtà:

"Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

Sono scomparse o quasi dai media italiani.

Altri sono i modelli imperanti: escort, veline, donne che sembrano avere come unico obiettivo ingraziarsi il maschio più ricco e potente.

E conquistare così una visibilità e un ruolo per i quali non servono curriculum, impegno e neppure valori morali ma aspetto fisico e spregiudicatezza".

(dal blog)

Cristina Morini
Daniela Aurelia Stigliano
Letizia Mosca
Paola Ciccioli
Francesca Mineo
Elena Tebano
Chiara Volpato
Lorenzo Di Palma


giovedì 14 giugno 2012

LA FIDUCIA E I PUNTI DI VISTA

Dico scherzando a tutti che a casa mi ubbidisce solo il cane, e che io, per questo, mi diverto a dargli ordini.
E' un po' vero, anche se questa mattina nel campo vicino casa l'ho liberato dal guinzaglio e lui è scappato via correndo. Non c'è stato niente da fare. L'ho chiamato, ma non è tornato indietro. Anzi, mi ha guardato per un attimo e poi se l'è data a gambe levate.
Mi sono preoccupata, ma pochissimo. Ho proseguito col mio solito passo. Sono arrivata davanti alla porta di casa e lui era lì che mi aspettava scodinzolando.
Avrei dovuto sgridarlo perché era scappato. Invece gli ho detto bravo perché era tornato a casa. Punti di vista, no? Ero talmente sicura di lui, che le possibilità che se ne andasse via da solo mi sembravano veramente remote.
... ma guarda te se doveva essere un cane a spiegarmi cos'è la fiducia. Scodinzolando.

martedì 14 giugno 2011

CINQUE RIGHE LUNGHE UNA VITA

Alla prima notizia per la radio sono andata in crisi. Quel signore con la faccia da Hemingway mi guardava e mi diceva: così non va, non si capisce questo, non si capisce quest’altro, questo è inutile che lo dici. Ma non mi spiegava come fare. Le parole giuste le ho trovate tutte da sola, una per una, seduta sulle scale della scuola di giornalismo, tra le redazioni del pianterreno e le aule del primo piano, mentre decidevo se restare o se andarmene via, a fare un altro mestiere. Sono state le mie cinque righe più lunghe.
Ho continuato a chiedermi per anni perché Mantovani non mi aveva spiegato niente e poi un giorno, nelle aule del piano di sopra, ad altri studenti, giovani come ero giovane io quel pomeriggio, ho detto che, prima di tutto, bisogna essere giornalisti dentro. Il modo in cui scrivi, il modo in cui, come diceva Giovanni, “racconti” le cose, è tuo e solo tuo, come il timbro della tua voce e l’espressione della tua faccia. E allora questo modo, se lo possiedi, te lo devi trovare dentro, altrimenti non lo fai questo mestiere.
Me l’ha insegnato, senza parlare, Giovanni Mantovani, uno dei più grandi professionisti della parola, ma anche del silenzio, che va riempito solo con le parole giuste. Non una di più, non una di meno.
Poi c’è stata la musica. Alla fine della scuola mi ha dato trenta nella prova d’esame: un pezzo su Bruce Springsteen. La musica, che ho condiviso con lui da lì in avanti, negli anni della Filarmonica e di Kuhn, ha fatto sì che nel tempo io diventassi attenta al colore e al calore delle mie parole. Ancora oggi comincio la giornata ascoltando musica, prima di mettermi a scrivere, a pensare, a lavorare sulle idee.
Questo è il mio pezzettino di storia con Giovanni, che da ieri non c'è più, che consegno alla memoria perché sono sicura che fa parte di un mosaico più grande e molto ricco. E voglio aggiungerci una immagine recente che sta nei miei ricordi, alla quale sono molto affezionata: lui che sfoglia con me il librone dei giudizi dei ragazzi sui docenti, quelli che ci facevano scrivere alla fine dei corsi dell’Ifg. Con una dimostrazione di fiducia che mi ha lusingato e quasi mi ha spiazzato Giovanni mi ha chiesto: “ma secondo te è vero che io sono freddo con gli studenti?”. Ho ripensato a quel pomeriggio passato a cercare le parole giuste da scrivere, sulle scale della scuola, e glie l’ho raccontato.
Chi è fortunato nella vita incontra una o, al massimo, un paio di persone che può chiamare maestro. Se oggi sono come sono, e un po’ mi piaccio, lo devo anche a lui.

ANTELITTERAM