Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

martedì 2 aprile 2013

ERRANDO NASCE LA MUSICA

"Errando è l’effetto dei miei viaggi fisici e onirici e anche dei miei errori" dice il chitarrista e compositore Giovanni Seneca parlando del suo nuovo cd. "Spesso - prosegue - i suoni sono nell’aria. Durante ogni viaggio li percepisco, lontani ma familiari. Le melodie risuonano come nenie dell’infanzia o prepotenti come un profumo. Indossando gli abiti di un detective del suono lascio il corso principale della città e mi inoltro nel dedalo di viuzze che hanno resistito per secoli alle teorie urbanistiche, mi ritrovo così seduto alla terrazza di un ristorante qualsiasi di fronte al più bel panorama del mondo, distratto dalla quiete e dalla bellezza quei suoni vanno giù tra un boccone e un altro e sembrano non lasciare traccia, dimenticati come il sapore delle pietanze, l’odore delle spezie, il colore dei tramonti. Altre volte le melodie mettono le ali e i suoni li sorvolo guardando giù: sono sempre lì insieme ai colori e al profumo di spezie esotiche. I ricordi e gli oggetti che riporto dai viaggi, lontani dal loro contesto sembrano sbiaditi e fuori posto, ma i suoni che ho percepito restano dentro di me come le molecole dei cibi profumati e cucinati diversamente che ho assaggiato. Come un’alchimista manipolo le melodie facendo vibrare le corde del ricordo. E’ questo il momento in cui comincio a suonare le mie chitarre, per cercare di rievocare quei suoni e quelle sensazioni che ho vissuto e amato. Profumi, suoni e calore allora diventano qualcosa di tangibile”.
E' partendo da qui che Seneca crea quelli che lui stesso definisce "piccoli universi" scaturiti dalla chitarre che suona ogni giorno: "strumenti magici rapiti da luoghi conosciuti che rivendicano la propria appartenenza a popoli e culture diverse e ricordano le sonorità sepolte nella nostra memoria".
Errando è il suo quinto album: quindici brani per chitarra sola, da lui composti ed eseguiti su tre modelli di chitarre speciali: classica (Ignatio Fleta-Barcelona - Spagna - costruita nel 1971), battente (Rosalba de Bonis-Bisignano - Italia - costruita nel 2012) e flamenca (Jesus Bellido-Granada - Spagna - costruita nel 2005).
Il cd è stato registrato negli studi “Pink House” di Monsano (An) ed è pubblicato dall’etichetta Rara.
E' scaricabile on line all'indirizzo http://giovanniseneca.believeband.com/ mentre il supporto fisico si può chiedere alla casa discografica www.rara.it. Dal 5 aprile sarà in vendita anche alla libreria Feltrinelli di Ancona.
Info: www.giovanniseneca.it - www.rara.it

giovedì 1 marzo 2012

LUCIO DALLA, LA MUSICA BELLA

tanto un giorno dovrà finire
e poi, all’eterno ci ho già pensato
è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto
dalla gente che ho amato.

Di sicuro la sua era la musica bella.
Oggi è morto Lucio Dalla: 4 marzo 1943 - 1 marzo 2012.
So che non sono l'unica, ma anche a me resta un rimpianto. Quello di non averci parlato che per pochi minuti. Proprio qualche giorno fa pensavo che avrei voluto richiamarlo, perché quando l'avevo intervistato avevo chiuso il discorso troppo presto. Mi aveva messo in una specie di soggezione, non perché si desse delle arie, ma perché mi aveva affascinato con la sua voce e non riuscivo a fargli le domande.
L'ho chiamato al cellulare e Marco me l'ha passato. Avevo accettato di intervistarlo per un giornale con tante pretese e poco futuro, che di lì a poco avrebbe chiuso i battenti. Il mio progetto era: lo chiamo, ci faccio due chiacchiere e poi gli propongo di incontrarci a Urbino per un'intervista più lunga. Era marzo, o forse aprile del 2005.
Invece al suo "Buongiorno" ho perso lucidità. L'ha detto come se mi conoscesse già, con la voce che somigliava a un abbraccio sereno. E mi ha fatto cambiare programma senza volerlo. Ho esordito con qualcosa del tipo: volevo fare una chiacchierata con lei sulla città di Urbino, su come la vede e come la vive. Ha cominciato a raccontare e io mi sono distratta dietro alla melodia del suo discorso, facendo una fatica terribile a prendere appunti. Il testo dell'intervista l'ho perso tra un trasloco e l'altro. Mi ricordo però che a un certo punto mi ha parlato di Caruso. E poi di Attenti al lupo. Mi ha raccontato che la musica di questa canzone l'aveva trovata ascoltando i suoi passi mentre camminava nel bosco di Schieti e mi sono immaginata quell'omino piccolo così che andava di buona lena nella penombra, tra gli alberi, con un bastone in mano, calpestando le foglie secche. Poi ci ho ripensato spesso: la musica sta dappertutto, quelli grandi come lui la sanno trovare e poi ce la fanno ascoltare.
Alla fine di questo suo racconto ho avuto fretta di chiudere l'intervista. Mi sembrava che una parola in più, un'altra sola domanda, potessero smontare tutto, che poi non avrei più saputo raccontare quell'atmosfera. Ho detto che mi bastava e lui mi ha domandato. "Tutto qui?". "Sì, è moltissimo". Poi mi sono pentita. E di recente mi era tornata la voglia di ascoltare di nuovo quella voce che, come ha scritto oggi Ligabue, naturalmente era così piena di musica che tante volte era costretto a inventare linguaggi e suoni perché la lingua italiana non gli bastava.
Dicono che alla fine la sua qualità artistica avesse ceduto un po'. Non lo so. Per me era uno che comunque stava già nella storia, perchè ce lo aveva messo la gente: tutte qelle persone che in tanti anni hanno scandito i loro attimi con i suoi ritmi e hanno vestito i loro pensieri con le sue parole.
...e a me non dava fastidio che portasse il parrucchino.

venerdì 17 febbraio 2012

LA MUSICA BRUTTA E LA MUSICA BELLA

Mi ricordo di Gustav Kuhn, il direttore d'orchestra, quando diceva: "Non esiste la musica nobile e la musica bassa. Esiste solo la musica brutta e la musica bella". Di quell'idea del maestro austriaco ho sempre apprezzato l'essenzialità. E' un po' come quando Vasco Rossi, alla richiesta di un giornalista di esprimere un parere su Baglioni rispose: "Non so, noi qui facciamo rock".
La musica bella è equilibrio e intensità. E' sintesi. Ho sempre pensato che c'è musica all'interno di qualsiasi espressione perfetta. Un libro, un film, un pezzo di vita sono belli se al loro interno c'è ritmo, armonia, un qualsiasi ritmo e una qualsiasi armonia. Un collega giornalista una volta mi ha raccontato che dopo aver scritto i suoi pezzi lui li rilegge più volte, non a voce alta, ma nella sua testa. Ripete la lettura e cambia di volta in volta parole, virgole, suoni, fino a che la melodia del pezzo, dice, non scorre fluida nella sua testa. Anche questa è musica.

lunedì 10 ottobre 2011

Perchè tanto non si firmavano..! Questa è de-responsabilizzazione (oltre che mancanza di coraggio). Ovvero non libertà, ma il suo perfetto contrario.

di Vasco Rossi - su Facebook
Il puro e semplice erudito, ad esempio il professore ordinario di certe Università, guarda una testa pensante ed originale più o meno come si guarda una lepre: la si può cucinare e mangiare solo quando è morta, ma finché è viva le si deve solo sparare.

... Arthur Schopenhauer

Iniziamo a dire subito che Vasco va criticato. Anzi, che in genere Vasco non va proprio approvato: Vasco va discusso, al massimo. Vasco non dovrebbe essere neppure seguito, ma lasciato solo, in un mondo come il nostro: è già strano che abbia avuto tutto questo successo. E’ strano parecchio.

Durante tutta la sua carriera artistica e nel corso della sua vita sia pubblica che privata, Vasco ha detto e fatto un sacco di cose reprensibili, illogiche, sbagliate, che ben si prestano alla critica, al dissenso e al rimprovero sia logico che morale. Ma che dico “un sacco”? In realtà non ha fatto praticamente altro! Cattivo maestro, pessimo esempio, assolutamente improponibile come modello educativo o simbolo di successo sociale. Il fatto che non sia rimasto un Signor Rossi fallito destinato a restare nell’anonimato fino alla morte è un caso da studiare. Probabilmente è da attribuire ad un esercito di cerebrolesi plagiati da un Vasco-personaggio fuori dal mondo, sopra le righe, o che tirando le righe è uscito fuori di senno.

Dopo essersi autodefinito rockstar, a sessant’anni si mette a fare “clippini” che pubblica su Internet in cui dice tutto quello che gli passa per la mente, quindi a volte anche niente! Ma spesso facendo affermazioni socialmente e moralmente inaccettabili o addirittura offensive su temi di interesse collettivo come la libertà, la sicurezza stradale o le droghe. E dice di voler diventare un “social rocker”!

E’ pazzo. Oppure è affetto da una grave forma di demenza senile. Questo pensa sempre di più la gente.

L’ultima che ha combinato è stata quella di aver fatto chiudere - per protesta loro - una pagina web: Nokopedia, una parodia di Wikipedia gestita da giovanissimi senza peli sulla lingua. E’ andato contro il principio stesso della libertà espressiva! E soltanto per qualche insulto e un po’ di diffamazione irrispettosa nel suoi confronti, di cui comunque è e resta pieno tutto il web.

Vasco non è nuovo a errori del genere. Fin dall’inizio della sua carriera ne ha fatti di simili. A partire dal 1980, per esempio, si mise contro un giornalista solo perché l’aveva criticando scrivendo che era uno zombie ebete e un animale che inneggiava alla droga e che era buono solo per recite di beneficienza all’ospizio. Vasco se la prese troppo e gli diede troppo peso, alla cosa. Fece l’errore illogico, per la sua immagine pubblica, di dargli troppa importanza: lo citò in più di una canzone, addirittura (da “quel tale che scrive sul giornale” di “Vado al Massimo” fino alla sintassi spericolata di “Blasco Rossi”: “a vedere se quel tale arrivava fin là in fondo, arrischiando, per lui stesso, d’affogare!”). All’epoca il giornalista di “Oggi”, l’ormai famoso Salvalaggio, era più conosciuto di Vasco, ma se Vasco non l’avesse presa così sul personale, adesso più nessuno ricorderebbe il suo nome, e invece così lui lo ha reso praticamente immortale.

In modo analogo accade con Nokopedia: mai stata così famosa prima che Vasco ci entrasse in polemica.

Ormai, praticamente tutti sanno che per ottenere un po’ di notorietà è sufficiente attaccare pesantemente Vasco Rossi.

Niente di più semplice: lui, chissà perché e chissà come (“non so come e anche male”!), pur essendo un personaggio pubblico, si ostina a voler prendere ogni cosa sul personale.

Niente di più agevole: lui non agisce al solo fine di trovare un consenso più ampio possibile, come fanno tutte le persone “normali”, no, lui sembra che faccia proprio il contrario! Forse, perfino, si diverte (“liberi, liberi di sbagliare”).

Niente di più facile: lui di errori ne fa tanti e continuamente.

E’ questo il punto. Vasco è tanto criticabile perché un personaggio pubblico assolutamente fuori dalle righe, è reprensibile perché è un cantautore totalmente al di là delle regole; è incomprensibile perché è un uomo che non persegue, come tutti fanno, solo il proprio profitto personale. E’ un folle che fugge da ogni omologazione esistente. E’ un anti-eroe che ha l’ormai rarissimo coraggio di sbagliare. E’ una mina vagante. E’ imprevedibile. E’ un essere assurdo in questo mondo: è libero! E quindi socialmente pericoloso: potrebbe essere contagioso. Se ogni individuo si mettesse davvero a pensare, ogni ordine sociale verrebbe indebolito e poi destituito: VASCO NON E' GESTIBILE! (neanche dal suo stesso staff!).

Finiamo allora col dire esplicitamente che Vasco va criticato. Anzi, che in genere Vasco non va proprio approvato: Vasco VA discusso AL MASSIMO: perché la libertà significa discutere e non essere tutti d’accordo; significa sbagliare rispetto al giudizio collettivo; significa abbandonare la ricerca ossessiva del consenso altrui per seguire invece la ricerca intima del proprio significato.

Vasco non dovrebbe essere neppure seguito, ma lasciato solo, in un mondo come il nostro: perché è vivo! Perché è ancora libero. Ed è strano, è raro, quasi unico per questo! Ed è anche strano che abbia avuto tutto questo successo. E’ strano parecchio: è un’eccezione, un miracolo splendido!

La minoranza delle persone che oggi è ancora capace di pensare (ovvero "i soliti", "i difficili"...!), ringrazia Vasco per il suo coraggio di mettere in gioco la propria immagine esponendosi alle critiche e perfino alla gogna mediatica; lo ringrazia per la sua ostinazione ad agire seguendo principi che, essendo privi di ogni logica del consenso, oggi sono decisamente sconvenienti; lo ringrazia perché non si fa problemi a pagare personalmente il prezzo altissimo imposto dal mercato attuale alla libertà dell’individuo, ma lo ringrazia soprattutto per la sua capacità di dimostrare che il nostro tempo non ha capito affatto cosa sia veramente la libertà dell’individuo.

La mistificazione del linguaggio oggi dominante in ogni campo (in un mondo mediatico in cui la guerra diventa “missione di pace” o “preventiva” o addirittura “esportazione di democrazia”!) impedisce soprattutto ai più giovani di capire un cazzo senza la “k”: infatti confondono squallidamente la “libertà di espressione” con la mancanza di educazione e, come insegnano i veri “cattivi maestri” degli attuali programmi televisivi, scambiano la “sincerità” con la più assoluta mancanza di rispetto per se stessi e di pudore.

Su Nokopedia scrivevano anche che Vasco spacciava droga davanti alle scuole...! Perchè tanto non si firmavano..! Questa è de-responsabilizzazione (otre che mancanza di coraggio). Ovvero non libertà, ma il suo perfetto contrario.

I ragazzi di Nokopedia (o come diavolo si chiama) agiscono bene, secondo le regole comportamentali dominanti in quest’epoca di morale televisiva, perché perseguono bene il loro scopo di profitto e di notorietà a danno di qualcun altro, a scapito di qualcun altro che, a differenza loro, il successo lo ha sudato e meritato agendo e sbagliando liberamente e (quindi) in modo autonomo. Non è colpa loro, in fondo (forse!), se credono che offendere e diffamare qualcuno sia un agire libero (o liberatorio?) e neanche se viviamo in un mondo che non solo non è libero, ma anche mistificatorio. Non sanno quello che dicono. Ma quel che è più grave è che non sanno neppure chi sono.

Abbandonati a se stessi, continueranno - generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, - a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è. (..) A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto.

George Orwell, “1984”

lunedì 6 giugno 2011

WISH YOU WERE HERE

So, so you think you can tell Heaven from Hell, 
blue skies from pain. 
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil? 
Do you think you can tell? 

And did they get you trade your heroes for ghosts? 
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? 
Cold comfort for change? And did you exchange 
a walk on part in the war for a lead role in a cage? 

How I wish, how I wish you were here. 
We're just two lost souls swimming in a fish bowl, 
year after year, 
running over the same old ground. What have we found? 
The same old fears, 
wish you were here. 

lunedì 9 maggio 2011

WIND OF CHANGE

I follow the Moskva

Down to Gorky Park

Listening to the wind of change

An August summer night

Soldiers passing by

Listening to the wind of change

The world closing in

Did you ever think

That we could be so close,like brothers

The future's in the air

I can feel it everywhere

Blowing with the wind of change

Take me to the magic of the moment

On a glory night

Where the children of tomorrow dream away

In the wind of change

Walking down the street

Distant memories

Are buried in the past forever

I follow the Moskva

Down to Gorky Park

Listening to the wind of change

Take me to the magic of the moment

On a glory night

Where the children of tomorrow share their dreams

With you and me

Take me to the magic of the moment

On a glory night

Where the children of tomorrow dream away

In the wind of change

The wind of change blows straight

Into the face of time

Like a stormwind that will ring

The freedom bell for peace of mind

Let your balalaika sing

What my guitar wants to say

Take me to the magic of the moment

On a glory night

Where the children of tomorrow share their dreams

With you and me

Take me to the magic of the moment

On a glory night

Where the children of tomorrow dream away

In the wind of change



Skorpions

venerdì 1 ottobre 2010

MUSICA

La musica è la più spirituale delle arti dello spirito e l'amore per la musica è una garanzia di 'spiritualità'.
La musica è l'arte 'pura' per eccellenza: non dice nulla e non ha nulla da dire.
(P. Bourdieu, La distinzione, Parigi 1979)

domenica 19 settembre 2010

IL PANORAMA QUI E' MERAVIGLIOSO

E' possibile che, a forza di dare di Ancona giudizi poco lusinghieri, siano cresciute generazioni e generazioni di persone che questa città non la amano. Se non si ama il posto in cui si vive, se non si sente questo luogo come la propria casa, se non si vede l'ora di scappare via, per il fine settimana, per le vacanze, per studiare, per andare a vivere altrove, nessuno, o quasi nessuno, avrà a cuore il futuro, e tanto meno il presente di questo luogo, che sarà solo di passaggio, come la sala di attesa di una stazione.
Forse ad Ancona è successo proprio questo e, se è così, allora si spiegano tante cose: le impasse di tanti governi, la paralisi di tante attività, la poca cura con cui i cittadini trattano le cose di tutti, le piazze, le strade, i monumenti, e anche quella ostinazione atavica a lasciare deserti questi luoghi, per ritrovarsi nelle proprie case, nei propri circoli, dentro e quasi mai fuori dai muri delle case. Un architetto, non ricordo di preciso chi, ha detto che Ancona è tanto poco interessante nei suoi esterni, quanto è affascinante, invece, nelle abitazioni private, costruite e arredate con gusto, con competenza, interessanti dal punto di vista estetico e architettonico.
Questa città è stata a lungo off limits: i suoi luoghi e i suoi monumenti più belli le sono stati negati nei secoli. Il Cardeto, per esempio. Chi ce li ha, oltre a noi, quarantacinque ettari di verde dentro il centro storico? Pieni di storia, oltre che di natura, dai riti dionisiaci a Napoleone Bonaparte. Il parco del Cardeto, con i suoi affacci sul mare mozzafiato, è proprietà degli Anconetani solo dal 2000, cioè solo da dieci anni.
La Mole Vanvitelliana è un monumento con un fascino unico, sospeso tra terra e acqua, anima peculiare di questa città che unisce nel suo carattere la vertigine della montagna (il Cònero che sta dietro di noi) con l'odore e il sapore del mare. Ma è, al tempo stesso, un simbolo centenario di  negazione, di malattia e di morte.
Succede anche alle persone: chi vive una vita di negazioni prima o poi si convince che la negazione è il suo destino e la rende uno stile di vita, fatto di rassegnazione e di rinuncia. Si chiude, come gli anconetani chiudono le porte di casa, rifiutando di vivere fuori, rinunciando e temendo le novità, di qualsiasi genere esse siano. Noi rifuggiamo dalla città. Amiamo invece, di un amore profondo e naturale, il nostro mare.
Ora, non è detto che da questo male non si possa guarire, anche se è molto difficile. Certo è che quest'estate qualcosa di nuovo è successo. La Mole Vanvitelliana non si è solo riaperta al pubblico, ma è diventata una piazza, dove centinaia di persone hanno accettato di incontrarsi ogni sera.
E' stata una specie di porto franco: non identificandosi con i luoghi tradizionali di incontro di una città, così galleggiante sul nostro amato mare, ci ha dato fiducia, ci ha reso confidenti, direbbero gli inglesi. Alla Mole, dove è andato in scena il primo cartellone culturale estivo anconetano di tutti i tempi, per tutta l'estate abbiamo potuto trascorrere le serate, chiacchierare, prendere un aperitivo, andare al cinema o a teatro, ascoltare musica, incontrare i grandi della cultura e dello spettacolo.
Chi ha partecipato all’inaugurazione della mostra di Milo Manara, ad esempio, ricorderà sicuramente l’artista seduto a un tavolino del Raval, di fronte allo storico tempietto, che disegnava le sue mitiche illustrazioni sui fogli, sui libri e persino sulle braccia di tanta gente arrivata lì per salutarlo di persona, per farsi una foto con lui, oltre che per vedere le sue opere. E se in un venerdì sera ventoso di fine luglio attorno al grande palco della Corte il miracolo della danza di Virgilio Sieni è riuscito a creare un’atmosfera sacra tra il pubblico, la sera successiva sono stati gli stessi cittadini a salire sul palco e ad accogliere, numerosissimi e calorosissimi, l’Ancona dance festival, di cui molti ragazzi anconetani sono stati protagonisti.
La Mole si è trasformata nel luogo in cui la cultura diventa viva e incontra la gente e dove la gente incontra la cultura. E’ questa la voce più significativa del bilancio di un contenitore culturale che ha funzionato bene perché è stato costruito dalle braccia di tutti coloro che ad Ancona hanno fatto della cultura e dello spettacolo la propria missione o il proprio mestiere.
E questo è un secondo aspetto interessante: ad Ancona ci sono persone che fanno cultura sul serio, che fanno cultura contemporanea, di grande qualità. Tutte queste persone le abbiamo viste all'opera quest'estate. Le ragazze di Mac, come le chiamo io, sono un gruppo di giovani e competenti professioniste che hanno fatto diventare questa città un punto di riferimento internazionale per la Pop art. Qui da noi ormai lavorano abitualmente artisti come Ericailcane, Ozmo e molti altri. La galleria Quattrocentometriquadri, nata da pochissimo, ha il merito di aver trattenuto in città il mito di Gino De Dominicis, dopo che il filosofo Antonio Luccarini ce l'aveva riportato adagiando la sua Calamita cosmica proprio dentro la Mole Vanvitelliana. Eric Bagnarelli, con il suo festival Spilla ci regala da anni le anteprime illustri di musicisti e gruppi che poi, puntualmente, diventano famosi. Giovanni Seneca non è solo un musicista e compositore di ottimo livello, ma dirige da anni un festival, l'Adriatico Mediterraneo, che ha fatto di questa città la capitale culturale del Mare Nostrum. E questi sono gli esempi che io tocco con mano ogni giorno nel mio lavoro, ma le citazioni non esauriscono la ricchezza che c'è qui.
Ora c'è da augurarsi che la terapia estiva abbia funzionato, che dai nostri palazzi più belli, come dalle nostre periferie, si sia aperta qualche finestra. Che qualche portone cominci, parimenti, ad aprirsi.
Il panorama qui è meraviglioso.
Bisogna che ce ne innamoriamo.

mercoledì 15 settembre 2010

COMFORTABLY NUMB

Pink Floyd Comfortably Numb
Songwriters: Waters, Roger;Gilmour, David Jon




Hello

Is there anybody in there

Just nod if you can hear me

Is there anyone at home

Come on now

I hear you’re feeling down

I can ease your pain

Get you on your feet again

Relax

I’ll need some information first

Just the basic facts

Can you show me where it hurts

There is no pain, you are receding

A distant ship smoke on the horizon

You are only coming through in waves

Your lips move

But I can’t hear what you’re saying

When I was a child I had a fever

My hands felt just like two balloons

Now I’ve got that feeling once again

I can’t explain, you would not understand

This is not how I am

I have become comfortably numb

O.K.

Just a little pinprick

There’ll be no more aaaaah

But you may feel a little sick

Can you stand up?

I do believe it’s working, good

That’ll keep you going through the show

Come on it’s time to go

There is no pain, you are receding

A distant ship smoke on the horizon

You are only coming through in waves

Your lips move but I can’t hear what you’re saying

When I was a child

I caught a fleeting glimpse

Out of the corner of my eye

I turned to look but it was gone

I cannot put my finger on it now

The child is grown

The dream is gone

And I have become

Comfortably numb

sabato 15 maggio 2010

C'E' SPILLA: APPUNTATEVELA!



Eric Bagnarelli è uno di poche parole, ma di molti fatti. Da quattro anni con Comcerto porta ad Ancona la musica di qualità con la rassegna Spilla. Gli eventi sono "unici", come è esplicitamente scritto nella descrizione sotto il titolo. 
Vuol dire che location, luci e allestimenti sono particolari e pensati solo per Ancona, per valorizzare i luoghi, le piazze e gli angoli della città dove si svolgono i concerti, molti dei quali sono esclusive nazionali.
E' proprio con Spilla, per esempio, che si è pensato per la prima volta di dare una funzione nuova al Mercato delle Erbe, che il 17 giugno 2007 ha ospitato una memorabile performance di Gianmaria Testa. Da allora si è cominciato a progettare seriamente di trasformare questo spazio in qualcos'altro: centro di aggregazione? luogo per le performances artistiche? Tante ipotesi, nate da quell'idea... . 
Il 20 giugno del 2009, poi, è stata la volta della terrazza del Museo archelogico, che ha offerto a Carl Barat una scenografia di sicura suggestione, con il suo affaccio sul porto dorico. Quest'anno l'ambientazione inedita è su via Rupi comunali: ancora una vista particolare sul porto e sui cantieri navali, che giovedì 24 giugno accompagnerà Nic Dawson Kelly.
Apre Spilla il 5 giugno alle 21 Richard Ashcroft con la sua unica data italiana e questo è tutto il programma: RICHARD ASHCROFT and The United Nations of Sound in esclusiva nazionale (sabato 5 Giugno, ore 21.30 – Piazza del Plebiscito), BELLE and SEBASTIAN Dj Set in esclusiva nazionale (sabato 12 Giugno, ore 22.30 – Mole Vanvitelliana - Ingresso gratuito), GOOD SHOES in esclusiva regionale (mercoledì 16 Giugno, ore 21.30 – Mole Vanvitelliana - Ingresso gratuito), NIC DAWSON KELLY in esclusiva nazionale (giovedì 24 Giugno , ore 22.30 – Via Rupi Comunali - Ingresso gratuito), LOCAL NATIVES in esclusiva centro-sud Italia (mercoledi 30 Giugno, ore 21.30 – Corte Mole Vanvitelliana - Ingresso gratuito).
Da quando Spilla è nata, quattro edizioni fa, ho il piacere di collaborare, dall'ufficio Stampa del Comune di Ancona, all'organizzazione della conferenza stampa per la presentazione ai media locali. La presentazione c'è stata questa mattina (e intanto, ha raccontato Eric, la rassegna nazionale è già molto nutrita dopo il lancio di due giorni fa).
Spesso penso che ad Ancona ci sia un gruppo di persone che hanno idee e fanno bene le cose, con l'intelligenza e con il cuore. Sono giovani e, come ogni anconetano che si rispetti, spesso li devi cercare nell'ombra. Ma ci sono. 
Io quest'anno gli appuntamenti di Spilla li ho segnati sul calendario. Andateli a vedere su www.comcerto.it.