Dico scherzando a tutti che a casa mi ubbidisce solo il cane, e che io, per questo, mi diverto a dargli ordini.
E' un po' vero, anche se questa mattina nel campo vicino casa l'ho liberato dal guinzaglio e lui è scappato via correndo. Non c'è stato niente da fare. L'ho chiamato, ma non è tornato indietro. Anzi, mi ha guardato per un attimo e poi se l'è data a gambe levate.
Mi sono preoccupata, ma pochissimo. Ho proseguito col mio solito passo. Sono arrivata davanti alla porta di casa e lui era lì che mi aspettava scodinzolando.
Avrei dovuto sgridarlo perché era scappato. Invece gli ho detto bravo perché era tornato a casa. Punti di vista, no? Ero talmente sicura di lui, che le possibilità che se ne andasse via da solo mi sembravano veramente remote.
... ma guarda te se doveva essere un cane a spiegarmi cos'è la fiducia. Scodinzolando.
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giovedì 14 giugno 2012
lunedì 28 maggio 2012
E' ARRIVATO CARLOS
Volevamo un jack russel, ma era molto costoso e, alla fine, non ci piaceva l'idea di comprare un cane, poi abbiamo aspettato per un po' che la border collie della nonna si accoppiasse per avere un cucciolo.
Ma una mattina, il 4 maggio, siamo capitati al canile, io, Giulia e Marco.
Ma una mattina, il 4 maggio, siamo capitati al canile, io, Giulia e Marco.
Abbaiavano quasi tutti, con la determinazione di chi dice eccomi, ci sono. Alcuni stavano, invece, in silenzio, impauriti, oppure arrabbiati, tristi, depressi. Noi abbiamo visto Carlos, uno springer spaniel di quattro anni, o forse più. A me è sembrato bellissimo, elegante, proporzionato. Chissà perché stava lì da più di tre anni. Lo hanno tirato fuori dal box dove conviveva con altri quattro o cinque cani. Era spaventato, ritroso, aveva lo sguardo assente, quasi da far paura. E' rimasto in piedi vicino a noi con il collo cinto dal cappio del guinzaglio. Io mi sono girata un attimo a parlare con l'operatirce mentre Giulia lo teneva e lo accarezzava con il suo solito modo rassicurante e determinato. E' stato un attimo. Mi sono girata e l'ho visto sedersi vicino a lei, quasi rilassato, poi, dopo qualche secondo si è piegato addosso alle sue gambe.
Sembra una leggenda metropolitana, ma i cani ti scelgono. Forse sentono che puoi dare loro una chanche, non so di preciso.
Sembra una leggenda metropolitana, ma i cani ti scelgono. Forse sentono che puoi dare loro una chanche, non so di preciso.
Abbiamo avuto qualche dubbio: non è un cucciolo, sarà mordace? starà bene in salute?
Siamo usciti per pensarci. Il tempo di una visita dall'osteopata e dopo poco più di un'ora eravamo di nuovo lì per chiedere di adottarlo. Marco esultava come per la vittoria della sua squadra del cuore. Anche Giulia era felice, ma, come sempre, discreta e contenuta. Lei è capace di restare quasi impassibile in tutte le situazioni, però lascia ridere gli occhi.
Facciamo le analisi, controlliamo che sia tutto a posto e poi potete venirlo a prendere, ci hanno detto le operatrici del canile.
Nell'attesa siamo andati a trovarlo quando potevamo e lui ci riconosceva, ci salutava e ogni volta la sua fiducia faceva un passettino in più, quasi impercettibile, verso di noi.
Sono andata a prenderlo dopo venti giorni, il 24 maggio. L'ho caricato dietro in macchina. Aveva paura, ma mi sembrava anche emozionato. Con la testa ha spostato il divisorio di metallo, che io avevo montato male. Con un balzo ha scavalcato il bagagliaio e si è accomodato sul sedile dietro, come se avesse sempre viaggiato in quel modo. Forse si ricorda del suo passato remoto, forse ha già viaggiato così in macchina. Ma come fa - mi chiedevo - è chiuso in canile da più di tre anni.
Adesso è a casa con noi da quattro giorni. Comincia ad ambientarsi, è buono, mi fa passeggiare la mattina presto, cosa che forse non avevo mai fatto e che invece mi piace molto. E' ripulito, spazzolato ogni giorno, ha una cuccia, un materasso, un giardino, un balcone e una casa dove dormire di notte. L'affetto ce l'ha dimostrato subito, anche quando ancora aveva tanta paura. Adesso ci sta prendendo le misure: chi comanda? con chi si può giocare? a chi chedere le coccole? a chi mi posso affidare? E soprattutto, visto che ogni giorno c'è un nuovo arrivo (la gatta, i nonni, la donna delle pulizie, il cane dei nonni, i vicini, gli amici, gli zii, i cugini...) si chiederà: ma questi, quanti sono?
E' un peccato sgridarlo, visto quello che ha sofferto, ma il ragazzo mi sembra furbo. Già si capisce che se non mettiamo i paletti, questo si allarga sempre di più. L'hanno imparato tutti, però. L'ho imparato anch'io e lo imparerà anche lui: in questo film la mamma sono io.
giovedì 26 aprile 2012
PER UNA FAMIGLIA ALLARGATA
Mio padre e mio nonno hanno sempre avuto almeno un cane.
Erano gente di campagna, cacciatori, come molti un tempo. Da loro ho imparato ad amare questi animali. Papà non racconta mai di quel segugio o di quel bracco che aveva. Credo, tra l'altro, che nessuna delle nostre bestie fosse di razza pura. Parla di Bobi, di Diana, di Lea, di Black, di com'erano, di quello che facevano, di come ciascuno si comportava a caccia, di come si accucciavano, la sera, di fronte al camino. Nelle nostre campagne i cani stavano da cani. L'ho sentito dire tante volte, però dai racconti capisco che erano della famiglia.
Per questo ho sempre pensato che una casa senza cane è un po' vuota. Ma sono sempre stata frenata da chi mi diceva che io non ce la farei: troppi impegni, poca costanza. Io però penso il contrario. Ho una casa con un piccolo giardino e convivo felicemente con una gatta bellissima, ma un po' "spostata", che si chiama Flora. Inoltre Bill, il bastardino di papà, è spessissimo ospite da noi.
Non ho mai detto niente, però, perché doveva essere tutta la famiglia a volerlo. E mi sono decisa a mettermi alla ricerca solo quando me lo hanno chiesto i miei figli, di 12 e 8 anni. Da giorni studiamo per capire qual è la razza migliore e, comntemporaneamente, teniamo d'occhio i siti dei canili. Dovremmo anche visitarne qualcuno, ma non sempre gli orari sono compatibili. Molti siono aperti solo di mattina, quando i grandi sono al lavoro e i ragazzi vanno a scuola.
Poi c'è la possibilità di Spotty: la border collie di mia suocera, che nel giro di qualche mese potrebbe mettere al mondo dei cuccioli. Potrebbe essere bello: ci sarebbe l'attesa, la scelta del cucciolo, del nome, la convivenza con la mamma prima che il piccolo entri definitivamente a casa nostra. Così avrebbe tutte le chances per diventare veramente uno di famiglia.
Sarà dura esercitare la pazienza per tanti mesi, ma, ne sono sicura, farà bene a tutti. Così sarà chiaro che un animale non è un oggetto, che quando ne hai voglia te lo vai a comprare. E' un essere vivente, da desiderare, da attendere e, alla fine, da accogliere con gioia.
Erano gente di campagna, cacciatori, come molti un tempo. Da loro ho imparato ad amare questi animali. Papà non racconta mai di quel segugio o di quel bracco che aveva. Credo, tra l'altro, che nessuna delle nostre bestie fosse di razza pura. Parla di Bobi, di Diana, di Lea, di Black, di com'erano, di quello che facevano, di come ciascuno si comportava a caccia, di come si accucciavano, la sera, di fronte al camino. Nelle nostre campagne i cani stavano da cani. L'ho sentito dire tante volte, però dai racconti capisco che erano della famiglia.
Per questo ho sempre pensato che una casa senza cane è un po' vuota. Ma sono sempre stata frenata da chi mi diceva che io non ce la farei: troppi impegni, poca costanza. Io però penso il contrario. Ho una casa con un piccolo giardino e convivo felicemente con una gatta bellissima, ma un po' "spostata", che si chiama Flora. Inoltre Bill, il bastardino di papà, è spessissimo ospite da noi.
Non ho mai detto niente, però, perché doveva essere tutta la famiglia a volerlo. E mi sono decisa a mettermi alla ricerca solo quando me lo hanno chiesto i miei figli, di 12 e 8 anni. Da giorni studiamo per capire qual è la razza migliore e, comntemporaneamente, teniamo d'occhio i siti dei canili. Dovremmo anche visitarne qualcuno, ma non sempre gli orari sono compatibili. Molti siono aperti solo di mattina, quando i grandi sono al lavoro e i ragazzi vanno a scuola.
Poi c'è la possibilità di Spotty: la border collie di mia suocera, che nel giro di qualche mese potrebbe mettere al mondo dei cuccioli. Potrebbe essere bello: ci sarebbe l'attesa, la scelta del cucciolo, del nome, la convivenza con la mamma prima che il piccolo entri definitivamente a casa nostra. Così avrebbe tutte le chances per diventare veramente uno di famiglia.
Sarà dura esercitare la pazienza per tanti mesi, ma, ne sono sicura, farà bene a tutti. Così sarà chiaro che un animale non è un oggetto, che quando ne hai voglia te lo vai a comprare. E' un essere vivente, da desiderare, da attendere e, alla fine, da accogliere con gioia.
