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giovedì 28 marzo 2013

#scritturebrevi e DONNE DELLA REALTA'

Grazie alla collega Paola Ciccioli, che oggi ha ospitato un mio post sul blog Donne della realtà.
Qui potete leggere che tipo di donna della realtà è Paola Ciccioli (se non la conoscete già) e, vi garantisco, vale la pena di dare un'occhiata.

Il mio post lo potete leggere qui:
#scritturebrevi per arrivare al cuore

Ed ecco le donne della realtà:

"Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

Sono scomparse o quasi dai media italiani.

Altri sono i modelli imperanti: escort, veline, donne che sembrano avere come unico obiettivo ingraziarsi il maschio più ricco e potente.

E conquistare così una visibilità e un ruolo per i quali non servono curriculum, impegno e neppure valori morali ma aspetto fisico e spregiudicatezza".

(dal blog)

Cristina Morini
Daniela Aurelia Stigliano
Letizia Mosca
Paola Ciccioli
Francesca Mineo
Elena Tebano
Chiara Volpato
Lorenzo Di Palma


mercoledì 5 ottobre 2011

martedì 31 maggio 2011

INFORMAZIONE ISTITUZIONALE/5 - L'UFFICIO STAMPA E LA PRECISIONE DEL PUNTO DI VISTA

L'Uffficio stampa istituzionale non è un obbligo, ma una scelta della Pubblica amministrazione. Lo dice la legge. Si può fare o non fare, ma nel momento in cui si decide per il sì, è obbligatorio seguire alcune regole.
L’articolo 9 della Legge 150 infatti che:
1 - le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono dotarsi, anche in forma associata, di un ufficio stampa, la cui attività è in via prioritaria indirizzata ai mezzi di informazione di massa.
2. Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all'albo nazionale dei giornalisti. Tale dotazione di personale è costituita da dipendenti delle amministrazioni pubbliche, anche in posizione di comando o fuori ruolo, o da personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso dei titoli individuati dal regolamento di cui all'articolo 5, utilizzato con le modalità di cui all'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nei limiti delle risorse disponibili nei bilanci di ciascuna amministrazione per le medesime finalità.
3. L'ufficio stampa è diretto da un coordinatore, che assume la qualifica di capo ufficio stampa, il quale, sulla base delle direttive impartite dall'organo di vertice dell'amministrazione, cura i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell'amministrazione.
4. I coordinatori e i componenti dell'ufficio stampa non possono esercitare, per tutta la durata dei relativi incarichi, attività professionali nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche. Eventuali deroghe possono essere previste dalla contrattazione collettiva di cui al comma 5.
5. Negli uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell'ambito di una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Ciò che, in primo luogo, emerge dall’esame di questo articolo è il carattere facoltativo dell’ufficio stampa. Al comma 1 è infatti scritto che le Amministrazioni “possono” dotarsene, anche in forma associata. L’Ufficio stampa viene dunque considerato come l’opportunità, il valore aggiunto nell’attività di una pubblica amministrazione che sceglie di garantire pienamente la trasparenza ai cittadini amministrati. Il fatto però, che l’utilizzo di un ufficio stampa sia facoltativo, non esime le pubbliche istruzioni dal seguire alcune regole precise nel momento in cui decidano di dotarsene. E queste regole, previste nei commi successivi, obbligano a utilizzare “personale iscritto all'albo nazionale dei giornalisti”, a nominare un capo ufficio stampa e, tramite quest’ultimo, a “curare i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell'amministrazione”.
Sempre al comma 1 l’articolo 9 della Legge 150 stabilisce che l’attività dell’ufficio stampa è indirizzata in via prioritaria agli organi di informazione, non escludendo, dunque, altri target.
E' ormai assodato che tutti gli uffici stampa istituzionali svolgono la propria attività attraverso due canali. Il destinatario finale resta in ogni caso il cittadino, che, però, è raggiunto dall'informazione istituzionale sia atteraverso la mediazione degli organi di informazione (stampa, radio, tv, web), sia direttamente, attraverso prodotti informativi autonomi degli enti.
Nelle redazioni è cambiato il modo di fare notizia. Con la velocità di difffusione della rete, lo scoop vecchia maniera non esiste più. Il valore aggiunto oggi sta nel "making sense", nel dare senso alle informazioni mettendo a sistema ciò che proviene dalle diverse fonti, a partire da quelle istituzionali e ufficiali (come gli uffici stampa), fino a quelle private e personali.
E’ estremamente importante, dunque, nel lavoro di un ufficio stampa istituzionale, curare la precisione del punto di vista. L’addetto stampa deve avere la consapevolezza del suo ruolo di fonte ufficiale e deve quindi porre massima attenzione all'attendibilità e alla completezza dei suoi contenuti. Il comunicato stampa che arriva in redazione è un pezzo della notizia, è il punto di vista dell’ente. E' una parte del tutto, ma, anche se parte, deve essere perfettamente autonoma. Come un ingranaggio, la cui perfezione formale e sostanziale permette il funzionamento dell’intera macchina, che al contrario, in assenza di questa perfezione, si inceppa o si ferma, o lavora male. In quanto fonte, inoltre, l’addetto stampa è in costante confronto e colloquio con i colleghi delle redazioni: per fare bene la sua parte ha infatti bisogno di conoscere con precisione il contesto in cui opera e in cui si muove la sua notizia.
In virtù del fatto che il principale compito dell’informazione istituzionale è quello di garantire la trasparenza nei confronti dei cittadini, il giornalista dell’ufficio stampa ha però anche un altro target, che si identifica con lo stesso cittadino, al quale in alcuni casi ci si deve rivolgere direttamente, senza la mediazione degli organi di informazione. Per ragioni di spazio e di vocazione, infatti, i media operano necessariamente delle scelte, tagliando la notizia in base alle loro esigenze comunicative e quindi non si può pretendere da loro che forniscano notizie fotocopia dei comunicati, né notizie esaustive relativamente ad alcuni aspetti (esatti riferimenti normativi, schede, mappe, modulistica, link...).
Nessun giornale ad esempio, pubblicherà integralmente le regole di un nuovo piano regolatore, ma si soffermerà, invece, sui suoi principi ispiratori, sugli elementi innovativi, sulle criticità, sulle reazioni delle parti sociali e degli stake holders. Notizie complete e dettagliate al riguardo, però, sono di estremo interesse per la cittadinanza, che ha la necessità di conoscere alcuni argomenti, o parte di essi, nei minimi dettagli.
Rispetto a scelte determinanti che modificano radicalmente le abitudini dei cittadini (una pedonalizzazione, un cambiamento consistente nella raccolta dei rifiuti, l’apertura o la chiusura di zone della città…) c'è bisogno di una informazione verticale, che vada dalle motivazioni amministrative e politiche che hanno spinto l’amministrazione a compiere determinate scelte fino ai dettagli tecnici dei provvedimenti adottati. In questo risiede la specificità della comunicazione istituzionale di tipo diretto, parte della quale è affidata anche all'Ufficio stampa, a completamento e a supporto dell'attività curata dall'Ufficio comunicazione.
Anche in questo non si esclude il rapporto con i media, che possono attingere a queste informazioni sia per elaborare i dati forniti, sia, semplicemente, per rimandare ad esse i cittadini segnalando link e indirizzi.
Questa seconda attività dell'ufficio stampa è possibile oggi più di ieri grazie alla forza della rete, ma anche il supporto cartaceo gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nei confronti di quelle fasce della cittadinanza, ancora discretamente consistenti, che non sanno usare il web o non possono usarlo a causa del digital divide.

giovedì 26 maggio 2011

INFORMAZIONE ISTITUZIONALE/4 - L'UFFICIO QUALITA' DELL'AZIENDA ENTE PUBBLICO

All’art. 2 la Legge 150 stabilisce che “le attività di informazione si realizzano attraverso il portavoce e l’ufficio stampa e quelle di comunicazione attraverso gli uffici per le relazioni con il pubblico nonché attraverso analoghe strutture quali gli sportelli per il cittadino, gli sportelli unici della pubblica amministrazione, gli sportelli polifunzionali e gli sportelli per le imprese”.
Il primo elemento che si rende evidente è il diverso peso che la legge assegna a questi canali, stabilendo che l’Urp si configura come obbligatorio mentre l'ufficio stampa e il portavoce sono facoltativi.
Di fatto la legge attribuisce la centralità all’Ufficio per le relazioni con il pubblico, affermando, all’articolo 8, che la sua attività, indirizzata ai cittadini singoli e associati, deve essere riorganizzata dalle pubbliche amministrazioni entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, provvedono, nell'esercizio della propria potestà regolamentare, alla ridefinizione dei compiti e alla riorganizzazione degli uffici per le relazioni con il pubblico secondo i seguenti criteri:
a) garantire l'esercizio dei diritti di informazione, di accesso e di partecipazione di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
b) agevolare l'utilizzazione dei servizi offerti ai cittadini, anche attraverso l'illustrazione delle disposizioni normative e amministrative, e l'informazione sulle strutture e sui compiti delle amministrazioni medesime;
c) promuovere l'adozione di sistemi di interconnessione telematica e coordinare le reti civiche;
d) attuare, mediante l'ascolto dei cittadini e la comunicazione interna, i processi di verifica della qualità dei servizi e di gradimento degli stessi da parte degli utenti;
e) garantire la reciproca informazione fra l'ufficio per le relazioni con il pubblico e le altre strutture operanti nell'amministrazione, nonché fra gli uffici per le relazioni con il pubblico delle varie amministrazioni”.
L’Urp è, di fatto, l'ufficio qualità dell'azienda ente pubblico. E’ il luogo fisico dell’incontro tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione, che serve ai primi per conoscere concretamente l’attività dell’Ente e i riflessi sulla propria vita e attività quotidiana, e all’Amministrazione per registrare e analizzare pregi e criticità, al fine di meglio sviluppare i primi e di correggere le seconde.
L’Urp è il laboratorio della qualità, il luogo del confronto, dell’incrocio dei dati, il crocevia di tutte le informazioni. E serve per migliorare e per rendere sempre più aderente ai bisogni dei cittadini il “prodotto” dell’attività amministrativa.
In quest'ottica la comunicazione interna assume un ruolo fondamentale e l’innovazione è al centro di questo processo, poiché in una macchina complessa quale è qualsiasi pubblica amministrazione, è fondamentale disporre di strumenti efficaci per la condivisione e l’implementazione dei contenuti.
In questo costante scambio di informazioni tra il cittadino e gli uffici in cui l’Urp funge da interfaccia, un ruolo particolare è ricoperto dall’Ufficio stampa, che tratta le notizie di rilievo pubblico, trasmettendo ai media una informazione completa ed esaustiva riguardo ai singoli temi.

mercoledì 25 maggio 2011

INFORMAZIONE ISTITUZIONALE/3 - VELINE VECCHIE?

In Italia la regolamentazione della attività di informazione ha un precedente “illustre”: le veline del fascismo.

Le veline erano il mezzo di controllo del fascismo sulla stampa: fogli di carta velina che riportavano tutte le disposizioni obbligatorie da seguire. Cominciarono a circolare dal 1935 e con l’istituzione del ministero della Cultura popolare, che controllava anche la Siae e l’eiar (1 ottobre 1937) divennero ancora più pressanti verso la stampa. Furono vietate dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, ma ricomparvero nella Repubblica sociale italiana nel settembre dello stesso anno, fino al giorno prima della liberazione, il 24 aprile 1945. Circolarono comunque, in maniera minore, dal 1924 al 1935. Erano in carta velina perché, dovendo essere scritte a macchina in molte copie, più sottile era la carta e più se ne potevano scrivere con una singola battitura, ponendo la carta carbone tra l’una e l’altra (Wikipedia).
Scorrere i testi di alcune di esse può risultare a tratti esilarante, ma può, anche, offrire alcuni spunti, che si commentano da sé:
31/5/25: Oggi mattina 31 maggio è stato rinvenuto greto Tevere cadavere bambina Berni Elisa con evidente tracce stupro strozzamento (…) Astenersi dare eccessiva pubblicità truce delitto mediante diffusione fotografia vittima (…)
31/7/25: Con riferimento disposizioni vigenti che vietano pubblicazione atti istruttori richiamo attenzione SS.LL. su grave sconcio che si verifica quotidianamente ad opera dei giornali mediante riproduzione fotografie di delinquenti arrestati sotto imputazioni gravi reati. Tutti i giorni accade di veder riprodotte fotografie di omicidi, ladri, adulteri, ecc., che sono così elevati agli onori della più biasimevole pubblicità. (…) Poiché tali fotografie sono consegnate ai giornali o dagli uffici di questura o da funzionari stessi che compiono servizi di polizia, provvedere che tale abuso cessi immediatamente vietandosi altresì ogni amplificazione di notizie che riesce a deviare opinione pubblica e a rendere più difficile compito magistrati inquirenti. Riterrò personalmente responsabili i Sigg. Questori di ogni colpevole infrazione alle norme della presente circolare.
1930: Tutte le autorità cui mi rivolgo sanno che è proibito assolutamente prendere fotografie di esecuzioni capitali, e pertanto responsabilità morale di un tale delitto contro la Patria ricade su chi per debolezza, incapacità, incomprensione dei propri doveri non sa fare rispettare ordini di così grave importanza.
1931: È un errore politico pubblicare sui giornali fotografie di ricordi socialisti, comunisti, ecc. “Il Lavoro Fascista” ha pubblicato una fotografia della testata dell’“Avanti!”, col risultato di richiamare sul giornale sovversivo anche l’attenzione dei giovani che non lo lessero e neanche lo conobbero (…)
Vanno quindi assolutamente eliminati i disegni di figure artificiosamente dimagrite e mascolinizzate, che rappresentano il tipo di donna sterile della decadente civiltà occidentale (…)
Le fotografie di avvenimenti e panorami italiani devono essere sempre esaminate dal punto di vista dell’effetto politico. Così se si tratta di folle, scartare le fotografie con spazi vuoti; se si tratta di nuove strade, zone monumentali, ecc., scartare quelle che non danno una buona impressione di ordine di attività, di traffico, ecc. (…)
11/7/33: È stato ripreso il Popolo di Roma per aver pubblicato fotografie di donne nude in terza pagina, mentre nella prima pagina vi sono le fotografie col pontefice. L’on. Polverelli ha preso spunto da questa circolare per raccomandare nuovamente ai giornali di non pubblicare fotografie di donne nude perché costituiscono un elemento antidemografico.
21/10/33: Il Corriere della Sera e il Mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il Duce. Uno è piaciuto, l’altro no; vale quindi, anche per i disegni, la norma vigente per le fotografie e cioè che debbono essere precedentemente presentate all’Ufficio stampa del Capo del Governo per avere l’autorizzazione alla pubblicazione.
29/1/35: Il sottosegretario Ciano ha deplorato l’abitudine dei giornali di pubblicare fotografie, corrispondenze e titoli come questi freddo intenso a Roma, Napoli sotto la neve, La neve a Palermo. In questo modo si sviano le correnti turistiche del paese.
1/3/35: È stato deplorato Il Piccolo per avere pubblicato fotografie di donne in costume molto succinto, nel numero di ieri. Tali fotografie, ha detto il conte Ciano, sono antidemografiche.
28/6/35: Vietato pubblicare le fotografie di Carnera a terra.
11/7/35: Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza, che salutano i loro cari.
17/7/35: Il Messaggero è stato sequestrato per una foto che si risolveva in propaganda pro Etiopia.
7/12/35: Non pubblicare, nelle corrispondenze, notizie dei bombardamanti dei nostri aerei nell'Africa Orientale.
4/1/36: Non pubblicare fotografie sul genere di quella pubblicata questa mattina dal Messaggero, che dimostrino intimità dei nostri soldati con abissini. (…)
Si dia l’impressione di benevolenza da parte dei nostri soldati verso gli indigeni ma non di cordialità, di protezione ma non di affetto.
26/8/36: Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati, fotografie fatte oggi durante la visita al Santuario di Montevergine.
5/6/36: Ricordiamo che Africa si scrive con una sola "f" e non con due. Addis Abeba deve essere scritta e pronunciata senza l'accento sull'ultima "a".
18/6/36: Pubblicare un articolo consigliante un limitato consumo della carne durante l'estate.
14/8/37: Il Duce ha fatto un viaggio in Sicilia. Vietato pubblicare le foto che lo ritraggono mentre danza.
9/5/38: Non pubblicare la fotografia Luce sul saluto del Sovrano e del Duce alla stazione di Termini, pubblicata in prima pagina dal Giornale d’Italia.
1/7/38: Tutti i giornali debbono riprendere le fotografie Luce pubblicate stamane dal Popolo di Roma in prima pagina “il Duce si prepara a salire sulla trebbiatrice”. Si fa presente che un giornale è stato sequestrato perché ha pubblicato fotografie del Duce alla manifestazione dell’Agro Pontino non autorizzate.
18/7/38: Giornalisti e fotografi si astengano dall’avvicinare i duchi di Windsor.
22/11/36: Ricordarsi che le fotografie del Duce non debbono essere pubblicate se non sono state autorizzate.
26/12/36: Non interessarsi mai di nessuna cosa che riguardi Einstein.
26/8/38: I giornali eseguano una costante revisione di tutte le fotografie di parate militari, passo romano, presentazione alle armi, sfilate giovanili e premilitari, pubblicando esclusivamente quelle dalle quali risultano allineamenti impeccabili.
31/10/38: Si precisa che domani la prima pagina dei giornali deve essere impostata sulla rivista di Gaeta e sull’inaugurazione del Centro Prato Smeraldo. Dare molte fotografie e tenere presente che le parole pronunziate dal Duce a Prato Smeraldo non vanno pubblicate nel testo integrale, ma nel sunto che darà la "Stefani".
3/11/38: La notizia dello scoprimento di una statua del Duce a Tripoli va data nella cronaca, senza alcun sottotitolo. Non definire monumento la nuova statua. Non pubblicare fotografie della suddetta statua.
4/11/38: Entro domani o dopodomani pubblicare qualche bella fotografia di funzionari in uniforme. Non scrivere sotto le fotografie a quale Ministero appartengono.
6/1/39: Nelle cronache delle partite di calcio e nei commenti sul Campionato non "sfottere" gli arbitri
13/6/39: Ignorare la Francia. Non scrivere nulla su questo paese. Criticare invece sempre e comunque l'Inghilterra. Non prendere per buono nulla che ci venga da quel paese.
13/7/39: Vietato pubblicare foto di donne in costume da bagno.
14/6/40: Usare la parola "tedeschi" e la parola "germanici" nella proporzione del 70 e del 30 per cento: cioè dire più spesso "tedeschi".
7/12/40: Sensibilizzare con fotografie, interviste, ecc. i viaggi delle coppie prolifiche per essere ricevute a Roma dal Duce.
18/6/41: Nessun trafiletto e tanto meno nessuna condanna contro le donne senza calze.
26/5/43: Si rinnova ai giornali il divieto d'inserzione di pubblicità ebraica, anche se mortuaria
(Wikipedia)

INFORMAZIONE ISTITUZIONALE/2 - IL PADRONE DI CASA

Tutto ha inizio con il concetto di trasparenza amministrativa, introdotto nell'ordinamento italiano negli anni '90 del ventesimo secolo. E' da questo momento che cominciano a prendere forma l'idea, e la possibilità, che il mestiere del giornalista possa essere svolto all'interno delle pubbliche amministrazioni con una pratica di pari dignità rispetto a quella delle redazioni.
Poi, nel 2000, arriva la Legge 150, con una serie di premesse, e promesse, che potenzialmente potrebbero creare un sistema all'avanguardia e di grande garanzia democratica per i cittadini.
Ma tutto sembra fermarsi lì e oggi, a più di dieci anni di distanza, sembra che l'informazione e la comunicazione istituzionale stiano per ingranare la retromarcia.
Cos'è che non è andato nell'applicazione di questa legge? Forse molte risposte sono contenute nello stesso testo.
La domanda oggi è: chi mai e, eventualmente, quando, sarà in grado di sbloccare il meccanismo e di far ripartire la macchina in modo virtuoso?
Le considerazioni che seguono sono il risultato di una riflessione sulla Legge e sull'attività dell'addetto stampa, condotta nel corso degli anni e sperimentata ogni giorno sul campo, operando in un Comune capoluogo che ha attraversato periodi di grande attività, ma anche di profonda crisi politica e amministrativa.
Garantire la trasparenza all’interno di una Pubblica amministrazione significa assicurare la massima circolazione possibile delle informazioni, sia all’interno del sistema, sia tra quest’ultimo e l’esterno. In base alla Legge 241/90 (modificata e integrata dalla L 15/2005), infatti, “l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di pubblicità e di trasparenza” (art. 1).
Sempre secondo la legge, dunque, i cittadini hanno il diritto a una informazione qualificata, ad accedere ai documenti amministrativi, a conoscere lo stato dei procedimenti amministrativi che li riguardano. Per questo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio si sente l’esigenza di codificare la presenza di organismi che all’interno della Pubblica amministrazione garantiscano la trasparenza nei confronti dei cittadini anche e in modo particolare attraverso le attività di informazione e comunicazione. Se il diritto di accesso agli atti dipende dall'iniziativa personale di ogni singolo cittadino, il diritto all'informazione viene, con la 150 del 2000 grantito sia in modo passivo, che in modo attivo, prevedendo organi di informazione, ma anche di comunicazione, che recepiscono le segnalazioni dei cittadini, trasformandole in indicazioni operative per l'ente. Il cittadino, dunque, non è più solo il destinatario passivo dei provvedimenti della pubblica amministrazione, non è più ospite dell’ente, ma diventa il padrone di casa, il soggetto e fruitore dei servizi, al qualei vengono forniti gli strumenti per partecipare consapevolmente ai processi decisionali.
In quest'ottica il cittadino ha il diritto di essere informato e la legge stabilisce tre canali attraverso i quali, secondo modalità diverse, deve passare questa informazione: l’Ufficio per le relazioni con il pubblico, l’Ufficio stampa e il Portavoce.

INFORMAZIONE ISTITUZIONALE/1 - IL PESO DELL'ASSENZA

Per anni ho scritto di uffici stampa, ho fatto lezioni ai colleghi più giovani, e anche a quelli stranieri, per spiegare che i giornalisti degli uffici stampa istituzionali sono i primi controllori dei poteri. Non vendono notizie. Sono i primi a cui il potere deve delle spiegazioni, perché quando la notizia esce dall'ente con il marchio dell'Ufficio stampa, questa deve essere doc, controllata, verificata e, soprattutto, completa in tutte le sue parti. Sono i primi a fare tutte le domande, ad accertare che tutto funzioni e, se da loro esce qualcosa che non corrisponde a verità, loro ne sono responsabili.
La garanzia di questa responsabilità sta nel fatto che, come giornalisti, rispondono a leggi e regole precise, oltre che a una serie di normative etiche e deontologiche da rispettare, pena la sanzione, non solo dell'ordine professionale, ma anche della legge.
Le regole professionali, il dovere di oggettività, di verifica, di controllo delle fonti, sono gli alter ego del concetto di trasparenza che ormai da quasi due decenni è uno degli indirizzi fondamentali della Pubblica amministrazione italiana.
Sembrava, fino a questo momento, un teorema inattaccabile: la Pubblica Amministrazione chiede trasparenza nei confronti dei cittadini e i giornalisti degli uffici stampa sono lì per quello, per garantire la conoscibilità e l'accessibilità rispetto a tutte le azioni della Pubblica amministrazione.
La Legge 150 del 2000 ha posto basi fondamentali in questo campo, non solo perché ha istituito ufficialmente un canale diretto di comunicazione con i cittadini, ma perché, distinguendo in maniera netta la figura dell'Ufficio stampa (che fa l'informazione istituzionale) da quella del portavoce (che fa la comunicazione politica ed è strettamente legato non all'organo, ma alla persona che svolge la funzione di vertice), ha, di fatto, sdoganato dal rischio di propaganda politica i giornalisti dell'Ufficio stampa.
In virtù di questa legge si può ritenere che il lavoro dei giornalisti degli uffici stampa comporti una seria responsabilità, che si basa sul confronto quotidiano con il concetto di oggettività. Quando una notizia esce dall'Ufficio stampa, deve essere pacifico per tutti che è pulita da qualsiasi posizione politica strumentale, anche se è, ovviamente, il risultato di una determinata progettualità politica.
Questo lavoro, che deve necessariamente implicare un rapporto di profonda fiducia professionale dell'addetto stampa con i colleghi degli organi di informazione, si basa sul presupposto che i cittadini hanno il diritto di conoscere gli sviluppi e la riuscita di quel progetto politico che essi al momento delle elezioni hanno giudicato positivamente o negativamente attraverso l'esercizio democratico del voto. Ma non solo: essi hanno anche il diritto di influire attraverso una comunicazione biunivoca sulle scelte degli enti che li governano. La conoscenza è, chiaramente, il presupposto base di questa prtecipazione.
La forza della progettualità politica e amministrativa è da ritenersi alla base delle corrette dinamiche dell'informazione istituzionale, che entra in crisi quando il target di chi governa non è più la polis. E' la polis, cioè sono i cittadini che giustificano la centralità dei criteri dell'oggettività e della trasparenza.
E' quando il governo distoglie lo sguardo dai cittadini che va in crisi il sistema, è qui che si comincia a pensare che un Ufficio stampa in un ente può anche non servire, è qui che nessuno si scandalizzerà se l'Ufficio stampa non sarà più l'unica fonte delle notizie istituzionali, o se non sarà gestito da professionisti dell'informazione.
Di solito si dice che la 150 non funziona perché non comprende l'elemento sanzionatorio. Questo non è esatto. Non si può obbligare un sistema di informazione alla trasparenza. Un sistema di informazione è tale perché è trasparente, altrimenti non è un sistema di informazione, è altro. E' propaganda, è pubblicità, è make up, è strategia difensiva.
E allora occorre girare il discorso. Se la 150 non funziona deve scattare l'allarme. Se i ruoli si mescolano, se il peso dell'informazione oggettiva, corretta e trasparente, cioè istituzionale, diminuisce, significa che il sistema si è rotto, cioè che non si governa più per i cittadini.
Si pone un problema di democrazia. E allora i cittadini, ma gli organi di informazione prima di tutti, devono sentire il peso di questa assenza, che non è significativa di per sé, ma va letta come un serio campanello d'allarme rispetto a una situazione più generale. E, si sa, di fronte agli allarmi gli organi di informazione hanno un solo ed unico compito: avvertire tutti, subito, rendendoli consapevoli del pericolo che stanno correndo.