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giovedì 28 marzo 2013

#scritturebrevi e DONNE DELLA REALTA'

Grazie alla collega Paola Ciccioli, che oggi ha ospitato un mio post sul blog Donne della realtà.
Qui potete leggere che tipo di donna della realtà è Paola Ciccioli (se non la conoscete già) e, vi garantisco, vale la pena di dare un'occhiata.

Il mio post lo potete leggere qui:
#scritturebrevi per arrivare al cuore

Ed ecco le donne della realtà:

"Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

Sono scomparse o quasi dai media italiani.

Altri sono i modelli imperanti: escort, veline, donne che sembrano avere come unico obiettivo ingraziarsi il maschio più ricco e potente.

E conquistare così una visibilità e un ruolo per i quali non servono curriculum, impegno e neppure valori morali ma aspetto fisico e spregiudicatezza".

(dal blog)

Cristina Morini
Daniela Aurelia Stigliano
Letizia Mosca
Paola Ciccioli
Francesca Mineo
Elena Tebano
Chiara Volpato
Lorenzo Di Palma


venerdì 14 dicembre 2012

RACCONTI CHE C'ENTRANO COL NATALE

Quest'anno il Natale mi sembra più caldo. Non ci sono i soldi e quindi non c'è nemmeno la corsa ai regali. Io ho comprato libri, prevalentemente, e siamo addirittura riusciti a convincere mia madre che non c'è bisogno del cenone della vigilia, né del pranzone il 25 dicembre.
Risultato: siamo più tranquilli e aspettiamo senza stress.
Il presepio lo sto facendo giorno per giorno e mi gusto ogni pezzetto, senza comprare niente di nuovo. La prima sera i ragazzi hanno assegnato un posto alle case e ai personaggi e da lì ho capito qual era l'idea che avevamo in testa. Poi ho aggiunto un soppalco per la paglia alla capanna di legno che tre anni fa abbiamo costruito insieme in garage, che due anni fa mio padre e mio figlio hanno modificato per aggiungere le luci, che ogni anno la gatta Flora visita, a lavoro finito, per accomodarsi al suo interno come se lei fosse un gigantesco Gesù Bambino. Abbiamo, come ogni anno, tirato fuori dalle scatole i personaggi più preziosi, scolpiti sul legno da uno scultore spagnolo, rotondetti e con la faccia da bambini. Quelli me li hanno regalati mia sorella e i miei genitori a ogni anniversario di matrimonio per i primi tempi dopo che mi ero sposata. Poi sono arrivata molto indietro nel passato, con le casette di cartone costruite da papà usando scatole delle scarpe quando io non ero ancora nata e un castello con le torri e i tetti rossi appuntiti che stava sul presepio di mio nonno, a Roma, nell'ingresso della piccola casa dove io e mia sorella eravamo felicissime quando capitava di poter trascorrere lì le feste. C'è il muschio raccolto chissà quando, la paglia di un vecchio pacco regalo e persino un angelo rimasto in casa dopo il trasloco dei precedenti proprietari. Ci vuole lentezza e serenità per gustarsi e contenere tutti questi ricordi.
Un po' di tempo fa ho scritto un racconto (che poi ho cestinato, ma questa è un'altra storia), che parlava di una giovane donna che comprava di tutto. Dopo aver riempito la sua casa di cose inutili, molte delle quali mai aperte e mai usate, le capitano una serie di sventure che la portano fino alla strada, tra i barboni di Roma. Perde fidanzato, lavoro e amici. I suoi genitori sono lontani e nel giro di poco tempo potrebbe trovarsi anche senza tetto. A questo punto ha un'idea: associarsi con i suoi amici clochard e aprire un laboratorio di pronto intervento di idraulici, imbianchini, sarte, fattorini, muratori. La formula funziona e l'ufficio che trovano vicino alla stazione Termini è sufficientemente grande per offrire loro un riparo. Per arredare questa nuova casa la ragazza comincia a svuotare la propria e tutti gli oggetti inutili accatastati nelle sue stanze trovano un posto e diventano utili, prendono vita, cominciano a vivere la loro nuova storia, proprio come i protagonisti di questo racconto.
Qualche giorno fa ho letto una storia simile, però vera: quella di Wainer Molteni, che per otto anni è stato clochard a Milano, dopo una vita quasi normale fatta di famiglia, di scuola, di università, di lavori divertenti e prestigiosi. Il libro si chiama Io sono nessuno e racconta di un lungo viaggio dalla casa alla strada e poi a una nuova casa più ricca, più libera, più moderna, come credo sia la fattoria dove oggi una decina di clochard alla riscossa, capitanati da Molteni, lavorano, coltivano, producono e si procurano da vivere. E' come se avessero dato nuovo ordine alla loro vita, passando attraverso un caos che per loro si è chiamato freddo, paura, insicurezza, disperazione, smarrimento: dell'identità, dei ricordi, della speranza nel futuro. Alla fine sono arrivati lì, sotto il tetto che oggi li copre, perché, io penso, nel caos hanno continuato a sognare e a sentirsi normali, anche se dormivano sopra un cartone e la gente aveva smesso di guardarli in faccia. Hanno avuto la forza di andare a cercare, nella cantina del loro cuore e della loro ragione, le risorse nascoste che forse non sapevano nemmeno di avere. Le hanno trovate e le hanno fatte funzionare di nuovo, in un modo diverso dal passato, fino a farle diventare la loro vita quotidiana.
E' arrivato per molti, credo, il momento di rimettere ordine: assegnare nuove priorità, ricostruire, tornare a guardare, ad ascoltare e, rallentando, godersi il cuore.

martedì 14 giugno 2011

NON SOLO CARTA - Bravetti racconta Miliani

Il grande imprenditore fabrianese della carta Giambattista Miliani (1856- 1937 ), per i suoi concittadini il “Sor Titta”, è il protagonista dell’ultimo libro di Bruno Bravetti, giornalista, ex capo di gabinetto e capo ufficio stampa del Comune di Ancona. Il libro si intitola “Giambattista Miliani (1856-1937) imprenditore, uomo politico, alpinista, speleologo, ambientalista, viaggiatore” (edizioni “affinità elettive”) e racconta la vita dell’uomo “dei due secoli”, vissuto a cavallo fra i prodromi della nascita dell’unità d’Italia e il 1900, epoca delle grandi conquiste, ma anche delle rovinose dittature.

Miliani nasce nel cuore dell’Appennino, la montagna dalla quale matura i tratti culturali e le radici umane e spirituali, per diventare cittadino del mondo, all’instancabile ricerca di esperienze nuove, siano esse la conquista di una vetta o lo studio una lontana civiltà, la formula chimica per una lavorazione innovativa della carta o la ricerca di tecniche per sviluppare l’agricoltura.
Sfogliando le pagine del libro di Bravetti si impara a conoscere un protagonista del territorio marchigiano, la cui vita è stata profondamente radicata nella sua città, tra la sua gente, nella sua fabbrica, della quale cominciò a occuparsi nel 1890. Una fabbrica che, partita con circa duecento operai, alla sua morte, nel 1937, Miliani lascia trasformata in società per azioni con milleduecento dipendenti.
“Miliani – spiega Bravetti – fu un moderno imprenditore agricolo, pioniere dell’ambientalismo, speleologo e alpinista, attivo nel C.A.I. e nella “Pro montibus et silvis”.
Fu deputato e si batté per il diritto allo studio, per il diritto di voto alle donne e dimostrò, nel corso della sua vita politica e personale, una costante attenzione agli ultimi. Nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia Giambattista Miliani è , certamente, fra i protagonisti da non dimenticare”.

giovedì 2 dicembre 2010

HO FINITO DI LEGGERE LA CARTA E IL TERRITORIO - primo punto di vista

Ho finito di leggere "La carta e il territorio" di Houellebecq e mi sono subito comprata "Le particelle elementari" perché mi sembra che questo scrittore abbia veramente molto da dire. Ecco, mi sono detta, un altro romanzo totale. E' il secondo che mi capita di leggere in poco tempo.
Tra i numerosissimi percorsi che questo romanzo apre (percorsi di riflessione, di analisi, di interpretazione), quello dedicato all'arte e in particolare alla creazione l'ho trovato particolarmente interessante, in particolare  quando si esprime il fatto che uno scrittore può fare ben poco di fronte alle sue storie: può solo aspettare e che esse acquisiscano la consistenza di un macigno e poi cominciare a limarle intorno. Prima, però, di arrivare a questo stadio passa un periodo, molte volte lunghissimo, in cui non si percepiscono che frammenti slegati. Questo succede anche a Jed, il protagonista del romanzo, che esercita la sua arte mettendosi nella posizione di colui che attende.
C'è, infatti, in tutta la storia, un senso di ineluttabilità che caratterizza gli eventi e la vita delle persone, in cui il soggetto non è affatto protagonista, ma, piuttosto, un "mezzo" attraverso il quale passano gli eventi, o un "filtro" attraverso cui guardare gli oggetti, le carte, i territori.
L'uomo sembra essere, dunque, un soggetto messo lì per cogliere l'attimo: "c'è un momento - dice un passo del romanzo - per fare le cose e per entrare in una felicità possibile, tale momento dura qualche giorno, qualche settimana o persino qualche mese, ma si verifica solo una volta, soltanto una, e se in seguito si vuole tornare sui propri passi è semplicemente impossibile, non c'è più posto per l'entusiasmo, la convinzione e la fiducia, rimangono una rassegnazione dolce, una pietà reciproca e rattristata, la sensazione inutile e giusta che qualcosa avrebbe potuto esserci, che ci si è semplicemente mostrati indegni del dono che ci era stato fatto".